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Eolico, la Regione Umbria ko al Tar: le mega-turbine alte 200 metri allungano la propria ombra sulla rocca di Orvieto

Il Tribunale ha annullato il diniego emesso il 4 novembre 2025 dalla giunta Proietti al progetto di RWE Renewables Italia: per i giudici vale il silenzio assenso previsto dalla normativa Draghi. Le associazioni: "Ora lo annulli in autotutela"
Eolico, la Regione Umbria ko al Tar: le mega-turbine alte 200 metri allungano la propria ombra sulla rocca di Orvieto
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Le pale eoliche che laggiù nella contrada nessuno vuole allungano la propria ombra su una delle rocche più belle d’Italia. Con una sentenza che potrebbe pesare nel dibattito nazionale sulle rinnovabili, il Tar dell’Umbria ha annullato il diniego con cui la Regione aveva bocciato il progetto “Phobos”, l’impianto da sette maxi pale eoliche previsto tra Orvieto e Castel Giorgio. Secondo i giudici l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto si era già formata per “silenzio assenso”, rendendo illegittimo il successivo stop imposto da Palazzo Donini. Una decisione che riapre una delle vicende più controverse degli ultimi anni in Umbria, dove la transizione energetica si è intrecciata con la mobilitazione di residenti, agricoltori, amministratori locali e figure del mondo della cultura come la regista Alice Rohrwacher e lo stilista Alessandro Michele, convinti che il progetto possa stravolgere il paesaggio dell’Alto Orvietano.

La vicenda inizia nell’agosto 2021, quando RWE Renewables Italia presenta al ministero della Transizione Ecologica la richiesta di Valutazione di impatto ambientale e alla Regione Umbria l’istanza di Autorizzazione Unica per costruire un impianto da sette aerogeneratori da 6 megawatt ciascuno alti fino a 200 metri da costruire sull’Altopiano dell’Alfina. Subito il progetto incontra forti resistenze. Comitati civici, associazioni ambientaliste e residenti contestano l’impatto dell’opera, ritenendola incompatibile con un’area di pregio storico e naturalistico situata tra Orvieto, Civita di Bagnoregio e il lago di Bolsena e nella procedura emergono pareri contrastanti: se la Commissione tecnica Pnrr-Pniec da l’ok, il ministero della Cultura si dice contrario. Lo scontro arriva quindi in Consiglio dei ministri, che il 27 giugno 2023 approva la compatibilità ambientale dell’opera.

Da quel momento si apre il nodo amministrativo: secondo RWE, la Regione avrebbe dovuto chiudere l’iter autorizzativo entro 60 giorni, al termine dei quali sarebbe scattato il silenzio-assenso previsto dalla normativa di semplificazione delle autorizzazioni per gli impianti rinnovabili introdotta dal governo Draghi. Nonostante ciò Palazzo Donini prosegue l’istruttoria, convoca una nuova conferenza di servizi e il 4 novembre 2025 la giunta Proietti emette un diniego formale basato su criticità paesaggistiche, urbanistiche e tecniche. L’azienda fa ricorso e la svolta arriva con la sentenza n. 10354 con cui il 29 dicembre 2025 il Consiglio di Stato certifica l’avvenuta formazione del silenzio-assenso. Ora il Tar Umbria ha annullato il diniego regionale, stabilendo che il progetto non può essere più respinto con un atto ordinario perché l’autorizzazione, proprio in virtù del silenzio-assenso, è pienamente efficace.

“L’azienda un giorno arriva e dice ‘qui, qui e qui mettiamo le pale’ – spiega Monica Tommasi, presidente di Amici della Terra Onlus e referente per il territorio di Italia Nostra -, senza tener conto che nell’area ci sono paesi, siti archeologici importantissimi, agriturismi e altre attività agricole e commerciali nelle quali i residenti hanno fatto investimenti importanti. Queste scelte dovrebbero essere pianificate e condivise, non si può deturpare il paesaggio e l’anima di questi luoghi trasformandoli in un’immensa area industriale. Tra l’altro RWE ha bisogno di arrivare a 200 metri di altezza perché il vento non c’è. A esserci, invece, sono gli incentivi. E pur di prenderli si fa una violenza inaudita al territorio”.

Nel fronte contrario al progetto si battono anche la regista Alice Rohrwacher e lo stilista Alessandro Michele, entrambi intervenuti anche nel contenzioso davanti al Tar Umbria. Rohrwacher, residente nell’area, si è costituita ad opponendum nel giudizio insieme ad altri cittadini ed è diventata una delle figure simbolo della mobilitazione. L’autrice de “La Chimera” è stata infatti tra i promotori di un appello nazionale rivolto a gennaio al Presidente della Repubblica e sottoscritto da oltre cento personalità del mondo della cultura – tra cui Giuseppe Tornatore, Salvatore Settis, Tomaso Montanari e Paolo Maddalena -, nel quale il parco eolico viene definito un possibile “assalto eolico” capace di causare “ferite irreversibili” al territorio e creare “un precedente pericoloso che legittimerà anche in altri luoghi la possibilità di violentare l’eredità storico-paesaggista che abbiamo tutti il dovere di difendere”.

Accanto a lei anche Michele, proprietario del Castello di Montalfina e di vasti terreni nella zona coinvolta dal progetto. Pur mantenendo un profilo pubblico più defilato, il direttore creativo di Valentino ha aderito formalmente all’opposizione intervenendo nel procedimento per difendere i suoi interessi patrimoniali. Il suo coinvolgimento riguarda anche il profilo paesaggistico: secondo gli opponenti, le pale sarebbero infatti visibili dal complesso storico restaurato dallo stilista e sottoposto a tutela culturale.

La battaglia, assicura il fronte del No, non è finita. “Ci sono grandi responsabilità del governo e della precedente giunta Tesei – prosegue Tommasi -, ma la Regione ha fatto errori madornali e ora ha il dovere di andare fino in fondo. Ora può e deve avviare un procedimento per l’annullamento in autotutela del silenzio assenso e avviare una nuova istruttoria, facendo tesoro di tutto quanto già emerso nell’iter che ha portato al diniego del novembre 2025. Al termine dell’istruttoria, se ne ravvisa i profili di illegittimità e i presupposti di interesse pubblico alla rimozione dell’atto può annulla in autotutela il silenzio-assenso, bloccando l’opera. Ma non deve perdere tempo: per legge deve farlo entro 180 giorni dalla sentenza del Consiglio di Stato del 29 dicembre 2025, ovvero entro il prossimo 27 giugno”.

(Nella foto un rendering realizzato dall’associazione Amici della Terra Onlus)

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