Da 20 città è partito il cammino per raggiungere Madrid. Le carovane degli indignados, influenzate dalla frase del poeta Antonio Machado “Viandante non esiste sentiero, il sentiero si fa camminando”, avanzano lentamente passo dopo passo per raggiungere la capitale spagnola il 23 luglio.

A piedi o al massimo in bicicletta, i partecipanti seguono delle rotte precise, accogliendo lungo il percorso nuovi adepti e accettando il sostegno dei cittadini che incontrano. “Prendiamoci questo tempo lentamente – dice Pau dal microfono di Plaza Catalunya, a Barcellona – il cammino deve servire come presa di coscienza collettiva. Ma l’obiettivo finale è la nostra entrata vittoriosa a Madrid: il 23 luglio diventerà una data storica”.

L’assemblea generale dei comitati di quartiere degli indignados esplode in un applauso, mentre vengono confermate le partenze delle carovane da decine di città, tra cui Santiago de Compostela, Cadiz, Murcia, Valencia, Malaga, Granada. Le carovane, con il loro lento avanzare, ben rappresentano un movimento che non vuole diventare vittima di una società che velocemente analizza, e ancora più rapidamente dimentica.

Dalla loro gli indignados hanno la maggioranza degli spagnoli. Secondo un ultimo sondaggio realizzato da El Pais, il 64% dei cittadini sostiene il movimento e il 71% lo considera pacifico. Ma se le simpatie arrivano soprattutto da elettori di sinistra, è proprio tra i cittadini sostenitori del Psoe del premier Zapatero che l’88% condivide le proposte avanzate dal movimento 15-M. Le più popolari, con un sostegno dell’89%, sono il divieto alle imprese di realizzare tagli del personale quando ricevono aiuti statali e la non prescrizione per i reati di corruzione.

Forte di questo sostegno gli indignados proseguono il lavoro nei quartieri, mettendo a fuoco iniziative mirate, come l’invio di una delegazione a Bruxelles per intervenire al Parlamento europeo o l’incontro a Barcellona il 2 luglio con i lavoratori mobilitati contro i tagli. A Madrid invece il confronto è diretto con il mondo della politica. L’appuntamento è per il 29 e il 30 giugno alla Puerta del Sol per un dibattito alternativo sullo stato della nazione, in concomitanza con quello annuale al Congresso dei deputati. “Parleremo di economia, diritti sociali e cittadinanza – sottolinea Irene, studentessa di giurisprudenza – sarà uno spazio di riflessione e critica. Parleremo del nostro Paese, ma anziché farlo dentro le mura di un Parlamento, lo faremo per strada. Siamo noi che abbiamo il dovere di raccontare qual è lo stato di salute del Paese, con i nostri disagi e con i sogni che vogliamo realizzare”.

La pressione pacifica ma determinata del 15-M non lascia certo indifferente il governo Zapatero, che ha cercato in queste ultime settimane dei contatti informali con il movimento. Ma è con la base che gli indignados ribadiscono di voler lavorare. Ed è in questa visione che preparano uno sciopero generale per il 15 ottobre, di fronte alla perplessità di parte dei vertici sindacali centrali. Il count down nella piattaforma di Democracia Real Ya è già scattato e l’obiettivo è mostrare il volto della Spagna indignata della ‘spanish revolution’ ma non solo. Da Madrid si punta a mobilitare tutto il pianeta con centinaia di manifestazioni: “La democrazia, o meglio quella che chiamano democrazia – dice Marta dalla Puerta del Sol – è dappertutto malata. Dobbiamo dedicare i nostri sforzi e mobilitarci per individuare un nuovo sistema. Noi spagnoli non miglioreremo la nostra vita se il sistema attuale rimane intatto appena fuori le nostre frontiere. La nostra rivolta può e deve essere propagata a livello internazionale, perchè si arrivi ad una ‘global democracy’”.