Giovanna Bianchi

A una settimana dal voto amministrativo le scorribande gallaratesi dei big della politica si stanno facendo sempre più frequenti. In città, tra un comizio, un manifesto e un colpo basso, il clima che si respira è da resa dei conti. Qui tra Lega e Pdl, alleati in campo nazionale, non corre buon sangue. I leghisti sono in opposizione da quattro anni e a questo appuntamento elettorale si sono presentati con un proprio candidato sindaco, non uno qualunque, ma la consigliera Rai Giovanna Bianchi, voluta proprio da Umberto Bossi. Lega e Pdl corrono divisi e si comportano da nemici giurati, secondo alcuni potrebbero essere le prove generali di un divorzio su larga scala. Infatti, quella che poteva essere archiviata come una bega da politica locale, viene invece gestita dai suoi protagonisti come un confronto all’ultimo sangue. Nei giorni scorsi Umberto Bossi si è fatto vedere per due volte nel centro della cittadina, recandosi al Lega Point di piazza Libertà e trascorrendo una mattinata assieme ai militanti della “seziun da Galarà”. Pare inoltre che il Senatur se la sia presa per la scelta del Pdl di schierare un candidato che porta il suo stesso cognome: Bossi (Massimo). Sulla questione si racconta anche di una telefonata del Bossi leghista a Berlusconi: “Anche se hai messo uno che si chiama come me, qui a Gallarate vinco io”. Qui i dissapori sono così profondi e marcati che il Carroccio, per strappare al Pdl una sua roccaforte storica, ha scelto di allearsi con una lista sponsorizzata da Futuro e Libertà (ma pare che tra i militanti del Carroccio non si parli molto volentieri dell’argomento).

E anche i temi della campagna vanno ben oltre i limiti del politicamente corretto. Per questa competizione la Lega sta rispolverando tutto il proprio vecchio repertorio, senza risparmiare colpi sotto la cintola ai suoi nemici-alleati del Pdl. In città sono comparsi dei manifesti molto più che allusivi, si dice vergati dallo stesso Senatùr. Oltre ai più miti: “Gallarate libera”, sembra che i preferiti del leader leghista siano quelli che recitano: “Gallarate senza mafie”, slogan ripetuto anche sui banner elettorali messi in rete sui giornali locali, che scandiscono il messaggio ad intermittenza: “Bossi – dice – Gallarate senza mafie”. Se a qualcuno fosse rimasto qualche dubbio sui destinatari, c’è anche un manifesto più esplicito ed articolato. Sotto alla scritta: “Più amministratori in comune, meno amministratori in procura”, c’è il disegno di un’auto della polizia che viaggia a sirene spiegate spandendo il suono stridulo delle sirene: “Ni-noo! Ni-noo!”, un’evidente allusione all’uomo forte del Pdl locale, Nino Caianiello.

Di fronte a questi attacchi non serve certo un fine analista politico per rendersi conto che la partita elettorale di Gallarate è macchiata da forti contraddizioni, non solo in relazione alla politica nazionale, ma anche rispetto a quello che avviene nelle altre città della provincia (vedi Varese o Busto Arsizio) dove il Carroccio corre in tandem con il Pdl ed ha trattato le alleanze con gli stessi personaggi che vengono duramente attaccati a Gallarate: “Noi abbiamo una linea politica precisa e in base a questa scegliamo posto per posto con chi allearci – ha detto il segretario provinciale della Lega Nord, Stefano Candiani – dovrebbe essere invece il Pdl a chiedersi il perché di questa asintonia su Gallarate. Non è questione di un personaggio in particolare, ma di un sistema che non ci appartiene. Oggi ci troviamo divaricati, per posizioni che negli anni si sono estremizzate. Qui si è radicato un sistema che non lascia alternative, un’impostazione che potrebbe essere ritenuta quantomeno clientelare”.

Che al Pdl di Gallarate vengano contestate clientele e una gestione poco trasparente della cosa pubblica, non è un fatto nuovo. Ma nessuno si era mai spinto a tappezzare i muri della città con manifesti che parlano apertamente di mafia. “I manifesti sono generici e allusivi, perché se fossero stati più espliciti avrei querelato – ha detto lo stesso Nino Caianiello -. Se la Lega ritiene di alzare i toni in questo modo vuol dire che ha poche idee e molto confuse. Saranno gli elettori di Gallarate a giudicare questi comportamenti. I gallaratesi sanno di vivere in una realtà che tutto è fuorché mafiosa. Alla Lega dico che più di lanciare allarmi generici dovrebbe rivolgersi alle sedi opportune, e fare accuse circostanziate. Io ho una grande stima per Umberto Bossi, che assieme a Berlusconi ha fatto la storia di questo paese. Purtroppo in questo momento Bossi è contornato da persone che non gli hanno detto la verità e prima o poi dovranno risponderne direttamente a lui. Mi stupisce che certe accuse vengano da chi si era inorridito di fronte alle affermazioni di Saviano e Vendola, oggi la Lega si sta comportando come loro. Mi sembra una situazione contraddittoria e confusa, ma i cittadini di Gallarate non sono stupidi e sapranno valutare”. La questione non è certo conclusa e che finisca in un modo o nell’altro è certo che i colpi sparati in campagna elettorale lasceranno delle ferite dure da ricucire, anche se resta da capire quanto sono profonde.