Come ho già scritto in passato credo che la Magistratura sia una categoria da difendere, baluardo della democrazia e vittima, oggi più che mai, di attacchi strumentali ed ingiusti. Sono però convinto che la credibilità della magistratura derivi dalla sua forte etica, che le conferisce autorevolezza. Trovo perciò giusto criticare ciò che non condivido, piuttosto che difendere a oltranza l’operato della categoria.

Questa volta ciò che mi lascia perplesso è il tentativo dei magistrati amministrativi di aumentarsi da soli lo stipendio. Il Governo, con la recente manovra finanziaria, ha decurtato le retribuzione dei magistrati, sull’assunto (a mio avviso molto debole) di un necessario contributo delle categorie più retribuite alle disastrate finanze pubbliche. Tale provvedimento è decisamente criticabile, sia perché mina la indipendenza della Magistratura, sia perché non intacca minimamente i “doppi stipendi” dei magistrati che fanno il doppio lavoro per il Governo. In sostanza penalizza coloro che si dedicano unicamente al proprio lavoro di Giudice, e premia chi, sottraendo tempo all’attività giurisdizionale, svolge incarichi più o meno prestigiosi per il Governo di turno.

Se l’operato del Governo è quindi criticabile, lo è però anche la risposta che i giudici amministrativi stanno per dare. Infatti, è in corso un tentativo di “recuperare” tali somme attraverso la proposizione di ricorsi giurisdizionali da parte di alcuni magistrati amministrativi, che saranno decisi (per competenza)… dai giudici amministrativi stessi!

Tale competenza, a mio avviso, va bene per i magistrati ordinari che si rivolgono ai giudici amministrativi (del tutto estranei alla categoria, essendo amministrazioni separate) per verificare la legittimità dell’operato dell’amministrazione: una magistratura che si rivolge ad un’altra magistratura rientra nella normale dinamica della giustizia. Non è invece accettabile che il meccanismo si traduca, come nel caso di specie, in una giurisdizione domestica dei giudici amministrativi … sugli stipendi dei giudici amministrativi!

Le prove generali di questo conflitto di interesse si avranno il 28 giugno 2011, quando la IV sezione del Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sul “caso Giovagnoli” (si tratta, in realtà, della illegittimità di due distinti concorsi, che hanno visto vincitori 4 consiglieri di Stato – ric. 3090/3091 del 2011). Infatti, se i giudici si riterranno competenti a decidere, si pronunceranno sulla legittimità della nomina di un collega, che – per meccanismi che ora è difficile spiegare e che differenziano la giustizia amministrativa da tutte le altre magistrature – avrà riflessi negativi o positivi anche sulla loro stessa retribuzione.

A prescindere da quello che ne potrà essere l’esito, quindi, i Giudici amministrativi stabiliranno un principio fondamentale: se possono decidere o meno su controversie che interferiscono con la loro stessa retribuzione.

Oltre ad una questione di opportunità qui sono in gioco lo stesso conflitto di interessi che viene rimproverato alla politica e la compatibilità del sistema con l’art. 6 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo in materia di terzietà ed imparzialità del Giudice. Sulla giurisdizione domestica dei giudici amministrativi, infatti, pende già un ricorso innanzi alla Corte di Strasburgo, che dovrà verificare se sia legittimo che il presidente del Consiglio di Stato si appelli innanzi al Consiglio di Stato per far dichiarare la legittimità dell’operato … del presidente del Consiglio di Stato in qualità di presidente ex lege della commissione di concorso per l’accesso al Consiglio di Stato!

Vedremo se i giudici amministrativi avranno fretta di decidere o se, invece, aspetteranno almeno il verdetto di Strasburgo.