Il disastro giapponese e la conseguente minaccia atomica ha riaperto il dibattito sul nucleare in tutto il mondo. Da una parte ci sono paesi che assieme alla Germania di Angela Merkel stanno seriamente ripensando la loro politica energetica. Dall’altra invece ci sono stati come il nostro che non arretrano di un millimetro. Almeno a parole. La maggioranza di governo ha infatti ribadito che il ritorno all’energia prodotta dall’atomo non è negoziabile. Qualsiasi cosa accadrà in estremo oriente. E’ la linea del ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani che ha detto: “E’ inimmaginabile che l’Italia torni indietro su un percorso già attivato”. Romani insomma ha sbattuto la porta in faccia al segretario del Pd, Pierluigi Bersani che aveva chiesto all’esecutivo di fermarsi un attimo e di “dare prova di saggezza”.

Dietro alle dichiarazioni della maggioranza si fanno largo i distinguo
Ma dagli stessi ambienti di maggioranza sono arrivati alcune precisazioni. A partire dagli amministratori locali. Dal Veneto del leghista Luca Zaia al Friuli Venezia Giulia governato dal pidiellino Renzo Tondo è un coro di “not in my backyard”: il governo vada pure avanti, ma di centrali a casa nostra non ne vogliamo.

Che Silvio Berlusconi abbia timore dell’impopolarità della linea “sì al nucleare senza se e senza ma” era chiaro fin da ieri sera, quando Giuliano Ferrara ha debuttato su Rai Uno con la sua nuova striscia quotidiana. Al posto del solito giornalista autoritario e decisionista, ieri è andato in onda un direttore del Foglio stranamente pacato. Sul tema del ritorno italiano all’atomo ha preferito non prendere una posizione netta scegliendo al contrario la linea dei “ma anche” di veltroniana memoria. Dietro questo atteggiamento stranamente interlocutorio, molti hanno intravisto un mutamento delle posizioni del capo che, visto il referendum abrogativo in programma per il 12 giugno (che fra i quesiti oltre al nucleare ha anche l’abrogazione della legge sul legittimo impedimento), sta iniziando a smussare la sua politica ipernuclearista verso posizioni più moderate.

Il governo diserta l’aula per l’esame della normativa sull’avvio delle centrali italiane

Un’ulteriore conferma è arrivata dalla commissione Attività produttive che oggi doveva prendere in esame il decreto legislativo che definisce i criteri per l’avvio degli stabilimenti atomici in Italia. La normativa è slittata per l’assenza del governo. Di fronte la sua assenza, le opposizioni hanno chiesto il rinvio della seduta. In una nota, i capigruppo del Pd nelle commissioni Ambiente e Attività produttive, Raffaella Mariani Andrea Lulli, hanno detto: “Ecco come il governo dimostra la sua serietà su un tema delicatissimo e all’attenzione dell’opinione pubblica in questo grave momento: ancora una volta non si è presentato nelle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera che avevano all’ordine del giorno proprio il decreto legislativo per la localizzazione e la realizzazione delle centrali nucleari”.

Anche Enel, Confindustria e Ministero dell’Ambiente mettono le mani avanti

Anche le dichiarazioni del patron dell’Enel sono orientate alla massima prudenza. Fulvio Conti, amministratore delegato dell’azienda elettrica nazionale, a margine di una conferenza, ha detto che  “rinunciare al nucleare sarebbe un enorme danno”, ma “se venisse presa una decisione di questo tipo, e mi auguro di no, faremo come sempre e rispetteremo la legge”. Anche se poi Conti si è affrettato a dire che il doveroso accento sulla sicurezza non deve essere confuso con l’abbandono del nucleare, settore sul quale “stiamo continuando a lavorare”. Detto in altre parole: noi siamo favorevoli all’atomo, ma se il Paese dovesse andare in un’altra direzione noi ci adegueremo.

Una posizione condivisa anche da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria.  “L’importante è non agire in modo emotivo come l’italia ha fatto già in passato. Dobbiamo aspettare e capire le indicazioni dell’Unione europea”, ha detto la numero uno degli industriali.

Una serie di distinguo che alla fine hanno convinto anche il minstro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo a mettere le mani avanti. “Dal Governo non arriveranno mai decisioni che possano mettere a rischio salute e sicurezza dei cittadini – ha detto la titolare del dicastero dell’Ambiente –  A noi sta a cuore l’indipendenza energetica dell’Italia, ma prima e di più sta a cuore la salute e la sicurezza dei cittadini e non sarà mai assunta alcuna decisione che la possa mettere a rischio”. Insomma l’esecutivo approfondirà le criticità che accompagnano questo tipo di scelta. A partire dalla sicurezza degli impianti.

Vedremo cosa risponderà domani il ministro, quando al question time in programma alla Camera dei deputati, gli esponenti del Partito democratico chiederanno ufficialmente al governo di sospendere il programma nucleare.

Sinistra e ambientalisti: mobilitazioni per dire no all’atomo e sì alle rinnovabili

Anche Sinistra ecologia e libertà ha chiesto all’esecutivo di fare marcia indietro: “Non esiste nucleare sicuro: la catastrofe che ha colpito il Giappone ci consegna questa drammatica certezza”, ha scritto la segreteria nazionale del partito di Nichi Vendola in una nota. “Il governo italiano sta portando avanti un progetto suicida, che mina la sicurezza pubblica. Una decisione ancor più grave se associata al taglio delle risorse per la promozione delle energie rinnovabili”. Il partito ha indetto un sit in davanti a Montecitorio per protestare contro le politiche energetiche del governo assieme ai comitati antinuclearisti e ambientalisti.

Anche Legambiente ha annunciato mobilitazioni in tutt’Italia contro l’energia atomica e a favore di quella prodotta da fonti rinnovabili. “Servono risposte immediate per dare futuro all’industria dell’energia pulita – ha detto Edoardo Zanchini, responsabile energia dell’associazione del cigno –  perché sarebbe assurdo schiacciare un settore che nel 2010 ha avuto un vero e proprio boom e che, sostenuto adeguatamente, potrebbe arrivare al 2020 al 35% dei consumi elettrici italiani. Le rinnovabili metterebbero a rischio gli investimenti nel nucleare, perciò per i paladini del nucleare fermare le rinnovabili è oggi una priorità”.

Il Consiglio di Stato dà ragione al Codacons sulle centrali di terza generazione

Nel frattempo in Italia si continua a discutere anche come l’Italia dovrebbe tornare all’atomo: con quali tecnologie. In base una sentenza del Consiglio di Stato su un ricorso del Codacons, il ministero dello Sviluppo e l’Agenzia per la sicurezza nucleare “dovranno riaprire obbligatoriamente le istruttorie tecniche dirette a capire come mai siano state preferite, se non a vantaggio delle lobby del nucleare, le centrali di terza generazione, che altri paesi hanno già abbandonato, rispetto ai reattori di quarta generazione, che possono essere realizzati con i medesimi tempi e con più elevate garanzie sul fronte della sicurezza e minor produzione di scorie nucleari”.

Il ricorso Codacons chiedeva che il ministero dello Sviluppo economico, prima di decidere per l’opzione dell’atomo, valutasse sotto l’aspetto scientifico la tecnologia connessa al nucleare di quarta generazione e il Consiglio di Stato, pur dichiarando inammissibile il ricorso, ha sentenziato che gli “accertamenti rimessi alle valutazioni discrezionali del Cipe che, nella sua competenza, li compirà senz’altro con tutta la diligenza che il caso richiede, anche vagliando se sia preferibile la tecnologia del nucleare di cosiddetta quarta generazione, anche sotto il profilo del minor tempo di smaltimento delle scorie”.

Per il Consiglio di Stato tali accertamenti “una volta effettuati potranno essere sindacati sotto il profilo del corretto esercizio del potere amministrativo se e quando il Cipe adottera’ il provvedimento di scelta definitiva della tecnologia nucleare”.

Il Codacons ha anche chiesto le dimissioni di Umberto Veronesi dall’Agenzia per la sicurezza nucleare. “La tragedia del Giappone evidenzia ancora una volta l’incompatibilità del professor Veronesi al vertice di un’autorità così importante, soprattutto se si considera la sua consolidata posizione pro-nucleare”, ha detto il comitato a difesa dei consumatori in una nota.