Strane storie e singolari intrecci. Il contrappunto balza agli occhi seguendo la vicenda del consigliere regionale lombardo dell’Idv Giulio Cavalli (sotto scorta perché minacciato dai clan) e quella del neopromosso direttore generale dell’Asl 1 di Milano Pietrogino Pezzano, amico dei boss e artefice della nomina di Giovanni Materia a direttore sanitario. Materia è il marito del prefetto di Lodi Peg Strano, la stessa che dieci giorni fa ha comunicato a Cavalli la revoca della scorta. Motivazione ufficiale: “non è più esposto”. Da qui un’interpellanza parlamentare inviata poche ore fa dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro.

Messi in fila i fatti modulano un quadro piuttosto inquietante. Vediamoli allora. Il 23 dicembre scorso Pezzano, calabrese di Palizzi, in contatto con i boss della ‘ndrangheta, viene nominato dg dell’Asl più grande d’Italia. Nomina blindata dallo stesso Roberto Formigoni su indicazione, si sussurra nei corridoi del Pirellone, di Massimo Ponzoni, ex assessore con amicizie poco raccomandabili. Da lì sindaci e associazioni alzano la voce. La protesta tracima il 18 gennaio scorso con una mozione portata in Consiglio regionale. Si chiede di cacciare Pezzano. La fumata è nerissima. L’amico dei boss resta al suo posto. A portare in consiglio la questione è stato per primo proprio Giulio Cavalli. Che la sera di quello stesso 18 gennaio riceve una telefonata dal prefetto di Lodi Peg Strano. Giunto negli uffici il consigliere Idv viene messo davanti alla realtà: la sua scorta non è più necessaria, gli verrà tolta da lì a pochi giorni. Secondo Peg Strano “non è più esposto”. La contabilità delle minacce ricevute negli ultimi mesi non serve a nulla. Che succede poi? Ieri Pietrogino Pezzano comunica la scelta: il suo direttore sanitario sarà Giovanni Materia. Lui è medico specializzato. Ma c’è di più: è soprattutto il marito di Peg Strano e fratello dell’ex procuratore di Reggio Emilia Italo Materia.

Strane storie, si diceva. Sì perché due giorni dopo la comunicazione della Strano, Cavalli riottiene la scorta. Per lui si mobilitano tutte le forze politiche. In testa c’è anche la Lega con il presidente del Consiglio regionale Davide Boni che alza la voce. Insomma, la solidarietà è trasversale, ma non completa. Illustre assente il Partito democratico di Lodi che della vicenda non si occupa. (dm)