Poche parole ma incisive. Questo il senso dell’intervento di Umberto Bossi alla festa dei Popoli Padani di Venezia Umberto: “Il federalismo – ha detto il leader del Carroccio –  è pronto, arriverà a giorni. Farete festa nelle piazze dei paesi della Padania”. Poco prima aveva confermato al popolo padano: “Vi tuteleremo, voi che siete grandi lavoratori, tuteleremo le vostre campagne e le vostre case”. Frasi spese davanti a un platea di migliaia di persone. “La premiata ditta Calderoli-Bossi – ha proseguito – ce l’ha fatta”. Sul tema è intervenuto anche il sindaco di Verona Flavio Tosi. “Se Fini non ci permetterà di andare avanti con il Federalismo fiscale si andrà a votare”.

Poco prima dell’intervento del senatur ha parlato l’eurodeputato Mario Borghezio. “Oggi – ha tuonato dal palco –  stiamo ripulendo il Paese dalle merde mafiose, in Sicilia dovrebbero fare un monumento a Bossi e a Maroni per questo”. Borghezio ha toccato, poi, il tema dei rom e delle espulsioni decise da Parigi. Se l’è presa con la risoluzione approvata dal Parlamento europeo per tentare di impedire “al governo francese quello che già prima noi in Italia con la Lega abbiamo cominciato a fare: pulizia”.

Quindi è toccato al ministro dell’Interno Bobo Maroni che ha ripreso il discorso sulle espulsioni. “Vogliamo – ha iniziato il capo del Viminale – smantellare i campi abusivi e mai preferire gli altri rispetto ai nostri in condizione di parità, perché sarebbe discriminazione al contrario”. Il principio “è quello di Luca Zaia: prima i nostri, nessuna preferenza per gli altri perché non è giusto”. E in effeti poco prima aveva parlato il governatore del Veneto ed ex minstro dell’Agricoltura. “Questo è il Veneto che è contro i progetti di islamizzazione di Gheddafi: che se ne stia a casa sua. Crediamo nelle nostre radici cristiane e vogliamo i crocifissi nelle scuole”.

La manifestazione si è poi conclusa con il rutuale dell’ampolla con gesto “evengelico” a Venezia per Umberto Bossi che con l’acqua del Po ha simulato l’atto del battesimo, versandola sul capo di Roberto Calderoli, di Luca Zaia e altri big leghisti presenti sul palco di Venezia. Prima di Bossi, attorniato dallo stato maggiore del Carroccio, il rito dell’ampolla – con l’acqua versata in laguna – era stato compiuto anche dal segretario veneto della Lega, Gianpaolo Gobbo, che aveva versato da una bottiglia l’acqua raccolta alla sorgente del Piave.