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di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio | 10 settembre 2010

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Il sogno di Dotti assomiglia a un incubo

Lo scorso luglio Michele Dotti ha diffuso un suo testo sul blog del Fatto in cui invita a costituire un Partito dell’onestà e del buon senso, invitando esplicitamente MDF e Maurizio Pallante a partecipare a questo progetto. Riportiamo la risposta del presidente di MDF.

Nel suo sogno sulla nascita di un nuovo partito fondato sul buon senso e sull’onestà, che racconta nel suo blog sul Fatto Quotidiano on line il 27 luglio u.s., Michele Dotti ha inserito anche il Movimento per la Decrescita Felice e il sottoscritto. Ringraziandolo per la stima che ci dimostra, prima di svolgere alcune considerazioni sulla sua proposta mi corre l’obbligo di fare due premesse. La prima: MDF non è, non ha l’ambizione di essere e, a norma di statuto non può, diventare una formazione politica che partecipa a competizioni elettorali. Il suo ruolo nei confronti dei soggetti politici è di sostenere il loro ruolo istituzionale con idee, proposte e programmi coerenti con il paradigma culturale di cui è portatore. La seconda: io non sono disponibile a ricoprire ruoli politico-istituzionali perché influirebbero troppo pesantemente sull’organizzazione e la qualità della mia vita, non sarei in grado di svolgerli in modo adeguato, allo stato attuale non ci sono le condizioni perché le idee in cui credo possano trovare una realizzazione minima nelle istituzioni, per cui preferisco impegnarmi nella società civile, dove stanno maturando e dove credo di poter dare un contributo maggiore.

Detto questo, provo a entrare nel merito della proposta, a partire dai due elementi che dovrebbero caratterizzare la forza politica sognata da Michele Dotti e definirne il nome: il buon senso e l’onestà

Il buonsenso e l’onestà sono due concetti che appartengono a categorie diverse: il buonsenso è un concetto di carattere soggettivo, l’onestà un concetto oggettivo.

Il buon senso è una caratteristica che tutte le persone oneste ritengono di avere, ma alla prova dei fatti le porta a fare scelte anche molto diverse. Il fatto è che il buon senso dipende dall’esperienza di vita, dalla cultura e dal sistema dei valori che ognuno ha. Per fare un esempio concreto, il mio buonsenso è diverso da quello che aveva mio padre, una persona onestissima, di profonda e autentica religiosità, di saldi principi etici. Un grande lavoratore che, pur essendo privo di qualsiasi titolo di studio ha portato quattro figli a laurearsi. Aveva 30 anni alla fine della seconda guerra mondiale, ha creduto nel boom economico e nella crescita come fattore di benessere, seguiva rigidamente la morale cattolica che gli era stata inculcata da bambino in epoca fascista, s’informava attraverso la televisione e obbediva ciecamente alla Chiesa. Io credo di aver interiorizzato gli insegnamenti etici di mio padre, sono nato nel dopoguerra, mi sono laureato, come molti giovani della mia generazione ho condiviso, non partecipandovi con ruoli di rilievo ma vivendone il clima, alla contestazione studentesca a partire dall’esigenza di applicare a livello sociale l’uguaglianza tra gli esseri umani predicata dalla morale cattolica e ammiravo don Milani che contestava la Chiesa. Risultato: due persone convinte di essere di buon senso, ognuna col suo, molto diverso dall’altro, e valutazioni opposte su quasi tutto. Non riesco nemmeno a immaginare come si possa fondare un partito sul buonsenso.

L’onestà è invece un dato oggettivo. Rientra però nella sfera etica e non è in grado di dare alcun aiuto nella formulazione di proposte politiche. È un pre-requisito della politica. Da lì occorre costruire tutto, criteri di analisi, formulazione di proposte realizzabili, conquista del consenso sociale, mediazioni e non compromessi. Per far questo occorrono competenza tecnica e sensibilità sociale. Due persone oneste possono avere opinioni molto diverse su quasi tutto: è più importante creare occupazione o potenziare l’autoproduzione di beni? Meglio l’asilo nido o la cura diretta dei neonati da parte dei genitori? Per creare occupazione è necessaria la crescita del pil, è meglio ridurre l’orario di lavoro o aumentare la produzione di merci? Qual è il giusto rapporto tra tasse e servizi sociali per superare una crisi economica? Meglio una scuola a tempo pieno o a tempo parziale, meglio una formazione scolastica finalizzata alla formazione del cittadino e, quindi poco professionalizzante, o finalizzata alla formazione del lavoratore? Bisogna rivalutare l’apprendistato o no? Investire denaro pubblico nel cinema o nel teatro? Dare un sostegno economico ai giornali o no? Riempire di pannelli solari i campi o no? Dare la preminenza alle fonti rinnovabili o all’efficienza energetica? Promuovere lo sviluppo sostenibile e la green economy o ritenere che siano ossimori? Sono solo esempi per dire che l’onestà dovrebbe essere il fattore comune di tutti i partiti ma non può essere il supporto teorico di nessun partito.

E poi, come si fa a presentarsi agli elettori dicendo che si appartiene al partito che unisce i buon sensati e gli onesti per auto definizione? Si sosterrebbe di fatto, più o meno esplicitamente, che tutti coloro che appartengono ad altri partiti non hanno buon senso e non sono onesti? Primo: non è vero. Secondo: sarebbe un segno di presunzione inaccettabile. Un po’ di umiltà, per favore. L’umiltà è la base del rispetto per gli altri, la premessa per ascoltarli e imparare, il fondamento della democrazia. Ma se ci si mette sulla strada di rivendicare la propria superiorità, perché limitarsi al buonsenso e all’onestà? Non sono altrettanto importanti per definire un partito da sogno: la generosità, l’altruismo, l’intelligenza progettuale e la competenza tecnica? Qualcuno ha qualcos’altro da aggiungere?

Leggendo il seguito del documento, la formazione politica sognata dovrebbe più propriamente chiamarsi: partito dei luoghi comuni e delle frasi fatte. Luoghi comuni e frasi fatte insopportabili e vuote come questa: Un nuovo soggetto politico, estraneo a tutte le vecchie logiche partitiche, né a destra né a sinistra, ma semplicemente “avanti”… Per andare dove? E se davanti c’è un abisso, non è meglio andare indietro? Che è proprio ciò che dobbiamo fare in questa fase storica. E perché né a destra, né a sinistra? Lo vogliamo spiegare, o semplicemente perché sono vecchie logiche? Quale sarebbe la nuova logica che si contrappone ad esse?

Luoghi comuni e frasi vuote di contenuto come questa: un vero “programma” di azioni da realizzare per risollevare il paese, un programma fondato su una visione della società che nessun partito -fino ad ora- ha mai realmente promosso. Quali siano i punti di questo “vero” programma non è precisato, cosa significhi in concreto “risollevare il paese” non è precisato, non c’è il minimo accenno a quale sia la “visione della società” che nessun partito ha mai realmente promosso (la Storia sta aspettando proprio noi).

Luoghi comuni e frasi vuote di contenuto come questa: mostrando una saggezza che non si è mai vista in Italia, questi “leader” di un “movimento senza leader” sceglieranno consapevolmente di fare ciascuno un passo indietro, per poterne fare dieci avanti tutti insieme. “Una saggezza che non si è mai vista in Italia”. Cazzo!, il partito sognato raggrupperà proprio er mejo der mejo di tutta la storia italiana! “Fare ciascuno un passo indietro per poterne fare dieci avanti tutti insieme”. E chi ha fatto passi di lato, come MDF, che non si è mai posto nella logica di diventare il partito capace di guidare tutti gli scontenti degli altri partiti, di destra e sinistra, perché non si è mai proposto di diventare un partito, dovrà fare dei passi dal lato opposto?

Mi dispiace, caro Michele Dotti, ma il tuo sogno rassomiglia di più a un incubo. Con questa genericità di idee, con questi luoghi comuni, con questa presunzione, con questi sentimentalismi etici, non si va né avanti né indietro, né a destra né a sinistra, né sotto né sopra. Non si va da nessuna parte.

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