Moda e Stile

Milano Fashion Week 2026 al via, giro d’affari da 219 milioni di indotto: da Beckham a Madonna, tutti i vip attesi. Ma i sindacati lanciano l’allarme: “Perse 3 mila imprese in un anno, la cassa integrazione cresce”

Milano si trasforma nella vetrina patinata che ha ispirato il sequel de "Il diavolo veste Prada", ma dietro i riflettori c'è un comparto manifatturiero che perde miliardi di export e chiude le fabbriche. La speranza? Che il circo social torni a far girare i motori della filiera. Sabato la grande marcia animalista

di Ilaria Mauri
La crisi industriale: l'allarme di Camera Moda - 4/7

La crisi industriale: l'allarme di Camera Moda - 4/7

Il problema non è solo vendere meno abiti. È vendere meno in mercati che hanno sostenuto per anni la crescita del lusso italiano. Negli Stati Uniti, secondo il presidente di Camera Nazionale della Moda italiana Carlo Capasa, i prodotti italiani subiscono una sorta di doppio colpo: dazi e dollaro più debole. In Cina pesa la crisi immobiliare, che ha ridotto la capacità di spesa e prodotto un effetto simile a un dazio implicito. Anche Dubai Mall, per anni tempio commerciale del lusso internazionale, viene descritto come in forte difficoltà. La risposta, per Camera Moda, passa dalla ricerca di nuovi mercati: Messico, India, Brasile se il Mercosur aprirà spazi, Far East, alcune aree africane. I dati sindacali mostrano l’altra faccia del problema.

Secondo il Dipartimento Mercato del Lavoro della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, l’export del sistema moda milanese — tessile, abbigliamento e pelletteria — è passato da oltre 3 miliardi di euro nel primo trimestre 2023 a meno di 2,3 miliardi nello stesso trimestre del 2026: una contrazione del 23,3% in tre anni. L’import resta invece sostanzialmente stabile, segnale che mentre l’export arretra, nuovi competitor produttivi continuano a entrare nel mercato.

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