Il 22 settembre Milano ricomincia da una Galleria. Non una passerella qualsiasi, ma la Galleria Vittorio Emanuele II: salotto della città, corridoio monumentale tra Duomo e Scala, luogo in cui la moda milanese si è raccontata molto prima di diventare sistema, calendario, indotto, piattaforma globale. È lì che Anna Wintour ha scelto di portare Vogue World 2026, trasformando il primo giorno della Milano Fashion Week in una grande operazione di immagine internazionale: moda, artigianato, creatività italiana, tecnologia, cultura pop, celebrities e diretta globale. Dopo New York, Londra, Parigi e Hollywood, l’evento arriva per la prima volta in Italia con l’obiettivo dichiarato di celebrare il Made in Italy e il “tocco umano” nell’era dell’intelligenza artificiale.
Peccato però che proprio questa eccellenza sia oggi minacciata nella sua parte meno visibile: la filiera che produce, cuce, taglia, assembla, vende, tiene in piedi il racconto materiale della moda italiana. Alla vigilia delle sfilate, i dati elaborati dal Dipartimento Mercato del Lavoro della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano restituiscono un quadro molto meno scintillante della vetrina: l’export del sistema moda milanese — tessile, abbigliamento e pelletteria — è passato da oltre 3 miliardi di euro nel primo trimestre 2023 a meno di 2,3 miliardi nello stesso trimestre del 2026, con una contrazione del 23,3%. Nello stesso periodo calano le imprese in tutti i comparti, mentre la cassa integrazione cresce e nel secondo trimestre 2026 il 60% dell’intervento straordinario dell’intero semestre si concentra nel solo mese di giugno.
Non è solo un evento, dunque. È una vetrina che arriva nel momento in cui la moda italiana ha più bisogno di essere guardata, ma anche comprata. Vogue World apre la settimana, Prada sfila alle 14 del primo giorno e la città si presenta all’appuntamento dopo mesi in cui il sequel de Il diavolo veste Prada ha riportato Milano dentro l’immaginario pop globale. La finzione cinematografica ha riacceso il mito; ora la realtà industriale deve riuscire a monetizzare quel racconto.