Le due facce del comparto: quando il glamour deve salvare la manifattura - 3/7
Eppure, questa è solo una faccia della Milano Fashion Week. Esiste una profonda spaccatura tra la vetrina super patinata che andrà in scena in città e sui social e la realtà invisibile, ma drammaticamente sostanziale, delle imprese che compongono l’ossatura del settore. Da sempre, il rumore del glamour, le celebrità e le feste esclusive sono serviti ad alimentare i motori della manifattura, traducendo l’estetica in ordini commerciali e posti di lavoro. La speranza vitale del comparto è che la dinamica torni a funzionare proprio oggi, nel momento in cui il sistema produttivo si ritrova alle corde.
Secondo le stime della Camera Nazionale della Moda Italiana, solo nel 2026 il settore ha perso circa tremila imprese a livello nazionale. Un’emorragia che sta mutando geneticamente l’intero comparto: a Milano le aziende superstiti sono costrette a fondersi, raddoppiando le proprie dimensioni medie (passate in un solo anno da 10 a 20 dipendenti) nel disperato tentativo di evitare il collasso e resistere all’onda d’urto del calo dell’export e della crisi dei consumi internazionali.