New York: 70 appuntamenti e una passerella che cerca nuove formule - 7/8
Milano è la terza tappa di un fashion month cominciato a New York, proseguito a Londra e destinato a chiudersi a Parigi. La New York Fashion Week si è conclusa il 15 settembre dopo sei giorni ufficiali. Il calendario preliminare del CFDA contava 70 tra sfilate e presentazioni, oltre agli appuntamenti digitali e su prenotazione, con nomi consolidati come Michael Kors, Calvin Klein, Khaite, Tory Burch, Carolina Herrera, Proenza Schouler e Thom Browne, ma non solo. La stagione ha visto il ritorno in calendario di Tommy Hilfiger, Monse e threeASFOUR, il debutto di Henry Zankov alla direzione artistica di Diane von Furstenberg e l’ingresso di marchi come Magda Butrym, Conner Ives e Sabyasachi. Ralph Lauren e Coach hanno anticipato l’apertura ufficiale con show il 9 settembre.
Ma il dato più interessante non riguarda soltanto chi ha sfilato. Per diversi brand emergenti la questione è tornata a essere se valga economicamente la pena organizzare una passerella. Aisling Camps, Heirlome e 6397 hanno scelto questa stagione per il proprio debutto runway, adottando però formule più contenute e spazi meno costosi. La sfilata rimane uno strumento di comunicazione potente, ma non è più una scelta automatica per un marchio indipendente: deve giustificare il proprio costo in termini di attenzione, immagine e sviluppo commerciale.
Parallelamente New York ha utilizzato la Fashion Week anche come leva sul retail fisico: durante i giorni delle sfilate Hermès, Moncler, Acne Studios, Victoria Beckham e altri marchi hanno concentrato aperture, flagship e granfi eventi in città. La settimana americana mostra quindi un modello meno rigidamente centrato sul runway e sempre più distribuito tra sfilata, negozio, evento e rapporto diretto con il pubblico.