Milano arriva alla settimana della moda con un’industria ancora in calo - 6/8
È proprio la distanza tra la visibilità della Fashion Week e i numeri dell’economia reale a definire lo scenario di settembre. Secondo il nuovo Fashion Economic Trends di Camera Nazionale della Moda Italiana, dopo due anni difficili il 2026 ha mostrato qualche segnale di stabilizzazione, ma non ancora una vera ripresa. Nel primo semestre il fatturato complessivo della moda e dei settori collegati è sceso dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato dei soli comparti della moda è leggermente migliore, -1,1%, mentre i settori collegati segnano -1,9%. Dopo un primo trimestre ancora negativo, il secondo si è chiuso sostanzialmente stabile, +0,1%, grazie soprattutto alla crescita registrata in aprile e giugno.
Il punto di partenza, però, resta debole. Nel biennio 2024-2025 il settore aveva perso complessivamente circa l’8% di fatturato rispetto al 2023 e Camera Moda stima per l’intero 2026 91,384 miliardi di euro di ricavi, -1,6% sul 2025, contro i 101,3 miliardi raggiunti nel 2023. Anche l’export è previsto in flessione del 2,5%, a 84,5 miliardi. Sul mercato interno i primi sette mesi mostrano una situazione disomogenea: le vendite al dettaglio di abbigliamento crescono dell’1,9%, quelle delle calzature scendono dell’1%, mentre la cosmetica sale del 3,7%. I prezzi al consumo di abbigliamento e scarpe sono aumentati dell’1,9%, un ritmo che Camera Moda considera moderato rispetto all’inflazione generale.
Più delicata la situazione internazionale. Nei primi cinque mesi dell’anno l’export dei settori core — tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria e calzature — è diminuito del 2,3%. Crescono Francia (+3,7%), Spagna (+4,5%) e Hong Kong (+6,8%), mentre arretrano Stati Uniti (-2,8%), Germania (-4,2%), Regno Unito (-8,8%) e Giappone (-9,6%). Il saldo commerciale resta ampiamente positivo, 16,3 miliardi nei primi cinque mesi, ma inferiore di 1,1 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2025.
Camera Moda prevede per l’intero 2026 una contrazione del fatturato compresa tra -1,5% e -2%: pesano l’incertezza internazionale, la debolezza della domanda cinese e il progressivo spostamento dei consumatori verso categorie diverse dalla moda e dal lusso. La Fashion Week arriva quindi in un momento in cui ai marchi viene chiesto di fare due cose contemporaneamente: produrre desiderio e trasformarlo in vendite. È anche per questo che la distinzione tra sfilata, evento, intrattenimento e commercio è diventata più sottile.