Una Fashion Week che non è più soltanto fatta di sfilate - 5/8
I 203 appuntamenti spiegano anche un’altra trasformazione: la Fashion Week non coincide più con la sequenza delle passerelle. Dei 203 eventi ufficiali, meno di un terzo sono sfilate; il resto è fatto di presentazioni, mostre, incontri, progetti culturali, attivazioni commerciali e iniziative rivolte anche al pubblico. L’esempio più evidente arriverà già nella giornata inaugurale con Vogue World: Milano, il format itinerante di Vogue che dopo New York, Londra, Parigi e Los Angeles approda per la prima volta in città. Il tema scelto è “The Human Touch in the Age of Technology”, con un progetto dedicato al saper fare italiano, al capitale umano e al rapporto tra tradizione artigianale e innovazione.
Non è un appuntamento marginale rispetto alla settimana, ma una rappresentazione abbastanza precisa di ciò che le Fashion Week stanno diventando: piattaforme nelle quali la sfilata convive con spettacolo, celebrity, contenuti social, cultura e attivazioni rivolte direttamente al consumatore. Una trasformazione che risponde anche a una necessità pratica. Se la passerella rimane fondamentale per stampa e buyer, la sua audience reale è ormai molto più larga del pubblico presente fisicamente in sala.
Camera Moda continuerà infatti a trasmettere online tutte le sfilate e ad affiancare alla piattaforma anche showroom virtuali. Lo streaming sarà distribuito in Cina continentale attraverso Tencent Video e i contenuti raggiungeranno anche Giappone e YouTube attraverso altri partner internazionali. Contemporaneamente, il Fashion Hub di Palazzo Morando concentra la parte dedicata alla nuova generazione: tra i progetti c’è Future Threads: Italy’s New Wave, curato da Sara Sozzani Maino, con ACT N°1, Florania, Marcello Pipitone, Materia, Pecoranera e Simon Cracker, oltre a programmi che portano a Milano creativi provenienti da Cina, Romania, Nigeria e Camerun.