L'allarme radio e il dirottamento in Canada - 2/4
La consapevolezza che qualcosa di anomalo stesse accadendo oltreoceano si è materializzata in volo, prima ancora delle comunicazioni ufficiali alle compagnie. “Sorvolando l’Atlantico abbiamo capito che stava accadendo qualcosa di strano, l’avevamo intuito seguendo le comunicazioni radio dei comandanti statunitensi che parlavano tra di loro”, ha spiegato Buja. “A quel tempo si poteva comunicare solo con i piloti che si trovavano nell’arco di 200 miglia. Un collega ci ha informato della chiusura dello spazio aereo americano”.
L’obiettivo delle autorità era costringere a terra ogni velivolo nel minor tempo possibile, temendo la presenza di altri dirottatori a bordo di aerei in volo. I controllori canadesi assegnarono inizialmente al 747 italiano l’aeroporto di Stephenville (sull’isola di Terranova), scalo ritenuto però incompatibile dall’equipaggio per le dimensioni del velivolo. “Abbiamo chiesto, come altri aerei, il dirottamento ad Halifax. I canadesi hanno dovuto gestire in un solo colpo l’arrivo di decine di voli pieni di passeggeri”, ha precisato il pilota.