Il sopralluogo a Ground Zero e i cambiamenti nell'aviazione - 4/4
Il ritorno a New York del comandante Buja è avvenuto quattordici giorni dopo il collasso delle Torri: “Sono andato a vedere il sito delle Torri Gemelle e mi sono venuti i brividi. Ricordo i camion pieni di detriti, l’odore di cherosene che aveva intriso l’acciaio deformato e accatastato. Un disastro mai visto. Già atterrando lo skyline della città era cambiato e faceva impressione”.
A distanza di 25 anni, la riflessione del pilota si concentra sulle conseguenze strutturali per il suo settore lavorativo: “Il comparto dell’aviazione civile è cambiato in peggio. Prima c’era un rapporto diretto tra pilota e passeggeri, si potevano far entrare in cabina i curiosi, dopo gli attentati è diventato tutto proibito. Ora le porte sono bloccate e blindate. Anche gli equipaggi vengono controllati agli imbarchi”.
Un mutamento radicale dei protocolli di sicurezza che non offusca la lucidità dimostrata dal personale in quelle ore, valsa un encomio ufficiale a tutto il team dell’AZ604. “In quei momenti ognuno sceglie la strada che reputa migliore, magari un altro collega avrebbe agito diversamente ma ciò che conta è la sicurezza di chi trasporti”, ha concluso Buja, anticipando il pensiero per il 25esimo anniversario: “Penserò a quel giorno, all’equipaggio e ai passeggeri di quel volo. E a un avvenimento che ogni 11 settembre torna d’attualità, segnando, tra gli altri, uno spartiacque per l’aviazione civile”.