“Sapevo che il mio nome avrebbe potuto attirare attenzione e aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi più velocemente. Io stesso ho questa malattia. Conosco i problemi e condivido il senso di urgenza della mia comunità”: così Michael J. Fox, intervistato da People, traccia un bilancio dell’attività della sua Michael J. Fox Foundation che dal 2000 ha raccolto 3 miliardi di dollari per la ricerca sul morbo di Parkinson. Malattia con cui convive anche l’attore, tornato di recente a recitare per un’apparizione nella terza stagione della serie Shrinking. L’occasione dell’intervista è il conferimento a Fox del Lasker-Bloomberg Public Service Award, premio annuale dedicato alla ricerca scientifica. “Condivido il premio con i ricercatori e i medici che sono in prima linea nella ricerca di una cura, e con i pazienti e le famiglie che forniscono un contributo essenziale a questa missione”, ha detto l’attore.
A proposito della malattia, Fox ha spiegato: “Con il passare degli anni le cose sono diventate più difficili. Ma mi sento privilegiato di poter dedicare il mio tempo e le mie energie, mettendo in campo tutto ciò che ho, per contribuire a trovare una cura per questa malattia”. Oggi ha 65 anni e ha iniziato ad avvertire i primi sintomi nel 1990, quando ne aveva 29. In una nota, la Lasker Foundation sottolinea come lui e la sua fondazione abbiano “contribuito a eliminare lo stigma legato alla malattia e hanno guidato una rivoluzione nel mondo della ricerca sul Parkinson”.
Ora, nel suo ritorno sullo schermo per Shrinking, Fox interpreta un personaggio affetto da Parkinson, accanto a Harrison Ford: “È stato divertente. Mi permette di arrivare sul set semplicemente come me stesso”, spiega Fox. E ancora: “Per me il tempo delle giornate di lavoro da dodici ore era passato ma questa serie mi permette di essere come mi sento in un determinato giorno e convogliare tutto nella scena”.
Quanto alla ricerca sul Parkinson, non ha dubbi: “Ogni anno vediamo nuovi progressi nella ricerca, nuovi farmaci che aiutano i pazienti a vivere meglio e strumenti migliori che permettono agli scienziati di procedere più velocemente. Sono progressi incoraggianti. E noi continueremo finché il lavoro non sarà concluso”.