L'etica, il tracollo finanziario e la rinascita - 4/4
L’instancabile smania di creare era alimentata dai viaggi continui. Il tanga arrivò dal Brasile, il jeans da Ibiza. Eppure, dietro il visionario che non aveva “mai soldi in tasca”, si nascondeva un uomo tormentato dall’insoddisfazione, cui “sembrava di non avere mai fatto abbastanza”. La sua frase feticcio era un inno al coraggio: “La fine della paura è l’inizio della vita”. Negli anni, la sensibilità ereditata dalle estati da sfollato nelle campagne di Colico lo portò a un radicale cambio di rotta etico. Incontrò il fotografo Enzo Dal Verme, vide dei video sugli allevamenti intensivi e divenne vegetariano: “Fu una scelta di coerenza etica, prima ancora che alimentare”.
Tuttavia, il genio creativo non andava di pari passo con i bilanci. Il momento più drammatico della vita di Elio coincise con la crisi economica: “Per una cattiva gestione finanziaria, fu costretto a vendere il marchio Fiorucci. Quel nome non rappresentava solo un brand, ma una parte profondissima di sé, costruita con tutta la sua energia in anni di entusiasmo e di impegno. Una decisione molto dolorosa”. Ma l’arresa non faceva parte del suo vocabolario. Ripartì con il progetto Love Therapy, sostituendo gli angioletti con i nanetti da giardino, figli delle fiabe materne. Alla fine, però, un grande rimpianto è rimasto incagliato tra le trame dei suoi successi. “Diceva: ‘A volte sei distratto da tante cose e dimentichi quelle più importanti, gli affetti'”.