C’è un filo d’oro e diamanti che lega i salotti sabaudi alle corti del Medioriente, passando per la tragedia dell’Alma e i capricci delle primedonne della lirica. A tirare le somme di questo intreccio è Alberto Repossi, erede e patron dell’omonima maison torinese, che ha da poco festeggiato i quarant’anni della sua sede parigina in Place Vendôme. In un’intervista al Corriere della Sera, affiancato dalla figlia Gaia (attuale direttrice creativa), il gioielliere dei reali ha ripercorso una carriera costellata di incontri eccezionali e aneddoti fuori dal comune, a cominciare da quel tragico agosto del 1997.
I quarant’anni della maison, fondata originariamente nel 1920 a Torino dal nonno Gian Pietro, sono stati celebrati al Ritz di Parigi. Una location che per Repossi ha un significato denso di presagi. È lì, infatti, che Dodi Al Fayed e Lady Diana trascorsero le loro ultime ore. “Dodi Al Fayed entrò nella nostra boutique accanto al Ritz in Place Vendôme quel giorno, per ritirare l’anello ‘Dis-moi oui’“, ricorda il gioielliere, rievocando l’intreccio fatale che lo coinvolse nelle indagini sulla morte della principessa. “Mi ritrovai nel pieno dell’inchiesta: il 22 agosto 1997 avevo incontrato Diana e Dodi in segreto a Saint-Tropez, soli, senza bodyguard per discutere dell’anello della principessa. Davanti a me la donna più inseguita, amata, idolatrata degli anni ’90, un’emozione indimenticabile”.