Quando il Metropolitan Museum di New York si rivolse a Bruce Springsteen per chiedergli un oggetto feticcio da esporre in una mostra, il Boss consegnò due cose: la sua chitarra e un paio di jeans. Quei jeans portavano la firma di Elio Fiorucci (Milano, 1935-2015), l’uomo che negli anni Settanta ha strappato la moda dai salotti dorati dell’alta borghesia per sbatterla sui marciapiedi, rendendola democratica, erotica, irriverente. Fiorucci è stato il primo a usare la plastica per scarpe e borse; il primo a intuire, guardando un gruppo di ragazze tuffarsi vestite a Ibiza, il potenziale della Lycra per creare il jeans elasticizzato. Lo ha ridisegnato cucendolo con macchine per selle, alzando i glutei e scardinando la morale.
A tenere le fila di questa rivoluzione planetaria — che conquistò lo Studio 54 e Andy Warhol — è stata sua sorella minore, Floria Fiorucci: assistente, confidente, alter ego di una vita intera. In un’intervista al Corriere della Sera, ha ripercorso la parabola del fratello, mescolando i trionfi internazionali ai retroscena più intimi e surreali.