Gli aneddoti: Warhol, i rullini di Toscani e il gelato con Dorfles - 2/4
Prima dei lustrini newyorkesi, c’è il lato infantile e istintivo dell’uomo. “Forse mancava un po’ di concretezza”, ammette Floria con un sorriso. “Una volta a Parigi fece buttare come spazzatura un sacchetto nero senza guardarci dentro; peccato fosse pieno dei rullini da sviluppare di Oliviero Toscani!“. Con Toscani l’amicizia era fatta di “risate e provocazioni“, ma Fiorucci sapeva stringere legami trasversali. Uno dei più inaspettati era quello con Gillo Dorfles. Con il grande critico d’arte condivideva non solo “una profonda sintonia intellettuale“, ma anche “un piacere papillare: il gelato. Compravano una vaschetta alla Bottega del gelato di via Pergolesi — per Elio sempre crema e nocciola — poi andavano a mangiarlo da Gillo”.
E poi c’era il capitolo americano. Quando Fiorucci aprì il negozio sulla 59ª strada a New York (dove, tra l’altro, uno dei commessi era il fratello di Madonna), divenne l’epicentro del jet set. Ci andavano Jackie Onassis, Truman Capote e Andy Warhol, che scelse proprio quegli spazi per presentare la sua rivista Interview. Tra Elio e Andy si instaurò un legame strettissimo, anche se il candore milanese del primo andò in tilt di fronte al privato del secondo: “A casa di Andy, Elio si stupì di trovare appesi, come in una poesia di Gozzano, dipinti ottocenteschi dai soggetti bucolici”.