Moda e Stile

“Moratti annunciò l’acquisto dell’Inter mentre si stava provando un mio abito. Dopo i Nobel Montale mi disse che il mio frac era migliore di quello del re di Svezia”: i segreti del sarto Caraceni

In un'intervista a La Stampa, Carlo Andreacchio ripercorre oltre mezzo secolo alla guida della storica sartoria milanese. Tra i ricordi, il frac perfetto per il Nobel del poeta, lo scoop di casa Moratti e il look vistoso che quasi costò il rifiuto allo stilista tedesco

di Redazione Moda
Il frac di Montale e lo sgarbo al re di Svezia - 3/5

Il frac di Montale e lo sgarbo al re di Svezia - 3/5

Se Agnelli dettava legge in fatto di spavalderia sartoriale, il premio Nobel Eugenio Montale, cliente abituale di Caraceni, viveva l’eleganza formale con profonda ansia. Il capo di cui Andreacchio va più fiero in assoluto è proprio il frac realizzato per il poeta in occasione della cerimonia di Stoccolma del 1975.

L’autore degli Ossi di seppia era infatti “molto timido. E non era a suo agio all’idea di dover indossare il frac”. Per tranquillizzarlo, Andreacchio andò personalmente a casa sua: “Gli ho fatto provare di nuovo l’abito e insieme abbiamo camminato su e giù per il corridoio fino a che non ci ha preso familiarità”. Il poeta gli chiese persino dove dovesse tenere le mani durante l’evento. La risposta del sarto fu pragmatica: “In tasca, purché non lo facesse davanti al re di Svezia”. La cura maniacale diede i suoi frutti. Al rientro, Montale confermò la superiorità del taglio italiano: “Mi disse che quel giorno si vedeva la precisione del frac, senza neanche una piega. Quello del re invece era pieno”.

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