Il frac di Montale e lo sgarbo al re di Svezia - 3/5
Se Agnelli dettava legge in fatto di spavalderia sartoriale, il premio Nobel Eugenio Montale, cliente abituale di Caraceni, viveva l’eleganza formale con profonda ansia. Il capo di cui Andreacchio va più fiero in assoluto è proprio il frac realizzato per il poeta in occasione della cerimonia di Stoccolma del 1975.
L’autore degli Ossi di seppia era infatti “molto timido. E non era a suo agio all’idea di dover indossare il frac”. Per tranquillizzarlo, Andreacchio andò personalmente a casa sua: “Gli ho fatto provare di nuovo l’abito e insieme abbiamo camminato su e giù per il corridoio fino a che non ci ha preso familiarità”. Il poeta gli chiese persino dove dovesse tenere le mani durante l’evento. La risposta del sarto fu pragmatica: “In tasca, purché non lo facesse davanti al re di Svezia”. La cura maniacale diede i suoi frutti. Al rientro, Montale confermò la superiorità del taglio italiano: “Mi disse che quel giorno si vedeva la precisione del frac, senza neanche una piega. Quello del re invece era pieno”.