Il Mediterraneo e la visione di Ermal Meta - 7/7
L’identità e l’incontro sono stati proprio i baricentri di questa 29esima edizione, dedicata al Mediterraneo. I riferimenti politici all’importanza della libertà e dell’unità dei popoli sono stati costanti, in linea con l’idea del “mare nostrum” non come confine che divide, ma come spazio storico di approdi, incroci e civiltà sovrapposte. Un tema che si specchia intimamente nella storia personale del maestro concertatore Ermal Meta, nato in Albania e cresciuto a Bari dall’età di 13 anni.
Sotto la sua guida illuminata, l’Orchestra ha accolto artisti come Sayf (che ha infiammato il pubblico con Menamenamò), Welo (orgoglioso nella sua Core meu), la voce eterea della portoghese Gisela João (La cerva) che ha unito i ritmi della pizzica a quelli del fado patrimonio Unesco; e la granitica Maria Mazzotta (Libru d’amore). Meta stesso si è ritagliato uno spazio denso di significato, regalando al pubblico Cent’anni sale, il canto arbëreshë Lule lule e il suo inedito in dialetto salentino Nu simu nienti: un brano ruvido e potente dedicato alla resistenza delle comunità di fronte ai grandi poteri che tentano di espropriarle e distruggere la loro terra.
Il lungo e catartico rito collettivo si è chiuso in bellezza, con tutti gli artisti riuniti sul palco per Kalinitka, il tradizionale canto griko di buonanotte sulle note di “larilolarilollalero larilolarilollalà”. Quando le luci si sono abbassate e le telecamere si sono spente, nella notte umida di Melpignano è continuata a risuonare l’eco dei tamburelli del pubblico che, come tradizione vuole, ha continuato a suonare e improvvisare ronde anche nei paesi vicini.