Il corpo di ballo, i costumi e la scenografia valoriale - 3/7
A rendere lo spettacolo visivamente travolgente ha contribuito il corpo di ballo diretto dal coreografo Fredy Franzutti. Le coreografie sono riuscite nell’intento di unire la purezza della tradizione – mimando in modo spettacolare anche l’antica danza delle spade – a linguaggi corporei più spiccatamente contemporanei. Un connubio esploso in tutta la sua potenza emotiva durante l’esibizione di Levante: la cantautrice ha interpretato la straziante canzone d’amore Beddha ci dormi tramutandola in una ninna nanna cullante e malinconica, abbracciata da passi di danza moderni, intensi e carichi di drammaticità.
Sublime la fattura dei costumi, perfetti nel rievocare le vesti tradizionali del passato e resi dinamici dai numerosi cambi d’abito dei ballerini, studiati per adattarsi alle specifiche atmosfere dei singoli brani in scena. In questa narrazione visiva ha assunto un ruolo centrale, per significato e precisione artigianale, l’outfit indossato da Alessandra Amoroso. Il completo, declinato in delicate nuance crema, si ispirava palesemente agli abiti tradizionali delle donne salentine tarantate, immortalate negli anni Cinquanta e Sessanta dalle ricerche fotografiche di Chiara Samugheo e Franco Pinna. L’ensemble a due pezzi, dalla silhouette fluida, è stato disegnato dalla stilista Marina Eerrie, che guida il suo atelier da Ostuni. Il corpino a spalline sottili stringeva volutamente una sottoveste bianca, a simboleggiare l’oppressione psicofisica da cui la taranta liberava; il suo tessuto in rilievo è stato realizzato dal rinomato laboratorio artigianale salentino de “Le Costantine”, noto per le collaborazioni con Dior. La gonna ampia, arricchita da increspature, morbidi drappeggi e un’arricciatura laterale con fiocco, assecondava i movimenti rendendo l’abito classico e moderno allo stesso tempo. A completare l’omaggio alla terra d’origine sono stati gli accessori: gli “Orecchini Tamburello” in argento dorato creati da futuroRemoto, veri e propri gioielli sonori pensati per evocare i ritmi ancestrali. “Questo abito è per me la celebrazione del lavoro, impegno, dedizione, amore e storia delle donne della mia terra”, ha commentato la cantante.
Ad accompagnare l’impatto dei costumi, una scenografia volutamente più semplice ma non meno suggestiva: i visual di Sergio Pappalettera e il Tarantype di Lorenzo Marini facevano scorrere sui ledwall le parole chiave dei brani, trasformando il palco in un monito visivo che spingeva i presenti a riflettere sui valori trasmessi dalle canzoni.