Musica

La Notte della Taranta 2026 incanta l’Europa, a Melpignano 150mila cuori battono al ritmo della “pizzica”. Il Mediterraneo di Ermal Meta e l’inno di Beyoncé che diventa “tutte le zitelle”: il racconto della serata

Tra la pizzica ancestrale, l'appello contro l'overtourism di Giulia Vecchio e l'inedita magia della "ronda" a telecamere spente, il Concertone 2026 celebra gli 80 anni della Repubblica e sbarca per la prima volta in Eurovisione

di Ilaria Mauri
L'apertura solenne e la macchina perfetta - 2/7

L'apertura solenne e la macchina perfetta - 2/7

Ieri sera, davanti a oltre 150 mila persone e sostenuto da una macchina organizzativa collaudata e impeccabile, il rito si è compiuto ancora una volta. L’inizio è stato denso di significato istituzionale: le note dell’Inno d’Italia, riarrangiate dal maestro concertatore Ermal Meta e scandite dai tamburelli, hanno celebrato gli 80 anni della Repubblica, mentre sui maxischermi scorrevano le suggestive immagini delle teche Rai del 2 giugno 1946. La scaletta ha regalato fin dai primi istanti un’immersione totale nella tradizione, aprendo alla grande con alcuni dei brani più celebri del Salento. A infiammare subito la platea è stata la magistrale e viscerale interpretazione di Alessandra Amoroso, che ha dominato il palcoscenico con Santu Paulu meo de le tarante.

A guidare la serata, con una conduzione fluida, istituzionale ma sempre empatica, la nuova coppia formata da Ema Stokholma e Aurora Leone, che si sono tolte i tacchi sul palco e non hanno trattenuto qualche passo di danza per mescolarsi all’energia della piazza. Dal gioco di battute sulla inconfondibile “erre” arrotolata di Ema, all’entusiasmo di Aurora, che ha ribattezzato Melpignano come “maggiore di Ibiza”.

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