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“Ha pianificato la sparatoria per vendicare il pestaggio di suo nipote, è l’unica persona che fa fatica a stare in silenzio”: Duane “Keffe D” Davis a processo per l’omicidio di Tupac Shakur

Trent'anni dopo la scomparsa del rapper di Changes, a Las Vegas è cominciato il processo contro l'uomo che avrebbe organizzato l'assassinio

di Redazione FqMagazine
I testimoni: Garry Dale e Ingrid Stokes - 5/7

I testimoni: Garry Dale e Ingrid Stokes - 5/7

Il primo dei 35-45 testimoni che l’accusa ha chiamato nel processo, che dovrebbe durare circa un mese, è stato l’agente di polizia di Las Vegas in pensione Garry Dale. L’uomo ha raccontato di aver fermato, insieme a un collega, l’auto con a bordo Knight e Shakur perché priva di targa, lasciandoli poi ripartire con un semplice avvertimento. Circa dieci minuti dopo i due agenti avevano risposto a una chiamata per una sparatoria, trovando 2Pac mentre veniva estratto dall’auto dai soccorritori. Knight, sfiorato dai proiettili, disse loro di occuparsi del rapper. Dale è poi salito sull’ambulanza e ha provato a chiedere a Shakur chi gli avesse sparato. Secondo la sua testimonianza, il rapper rispose più o meno: “No, ce ne occuperemo noi”.

Un’altra testimone, Ingrid Stokes, ha raccontato che, mentre rientrava da Las Vegas insieme ad alcune amiche, ha incrociato Shakur e Knight, quest’ultimo amico di una donna del loro gruppo, che le aveva invitate in un nightclub. La loro auto si trovava a una corsia di distanza e un veicolo più avanti rispetto a quella del produttore quando, ferme a un incrocio, hanno sentito gli spari.

Stokes ha raccontato di essere scappata a tutta velocità per paura di ulteriori colpi, rischiando di scontrarsi con un’auto bianca a quattro porte. Tornata sul luogo del delitto, ha spiegato la donna, la la polizia ha trattato lei e le amiche come sospettate, facendole sedere sul marciapiede. Ha ammesso di aver avuto paura a parlare del caso negli anni successivi, per timore sia del trattamento delle forze dell’ordine che di possibili ritorsioni da parte dello sparatore rimasto sconosciuto: “Chi fa la spia finisce male”, ha detto.

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