Il Pm: "Vi chiediamo di ritenere Davis colpevole" - 2/7
Nessuno era mai stato incriminato per l’omicidio di Shakur fino al rinvio a giudizio di Davis nel 2023. Il nodo centrale del processo, ora, sono le sue stesse parole, raccolte in anni di interviste e in un’autobiografia. Nel 2008 parlò con una task force federale che indagava sull’omicidio di un altro rapper, Notorious B.I.G. In quell’occasione raccontò anche la sparatoria contro Shakur: disse di aver consegnato una pistola agli uomini seduti sul sedile posteriore della Cadillac bianca, che poi spararono contro la BMW. In aula, mentre l’accusa riproduceva l’audio di quella confessione, i familiari di Shakur – tra cui il fratellastro Maurice “Mopreme” Shakur – hanno ascoltato in silenzio.
Palal ha ripercorso con i giurati le diverse versioni fornite da Davis nel tempo. Nel 1998 ammise all’FBI di essere stato a Las Vegas la notte dell’agguato; nel 1999, interrogato di nuovo, confermò la propria presenza ma negò ogni responsabilità. Solo nel 2009, durante un interrogatorio con la polizia di Las Vegas, ammise infine il proprio ruolo nell’omicidio. “E ora, 30 anni dopo, vi chiediamo di ritenere finalmente Duane Davis responsabile”, ha concluso il pubblico ministero.
Il pm ha anche mostrato in aula un libro di memorie scritto da Davis nel 2019, “Compton Street Legend”, che la difesa ha provato a escludere dal processo insieme a diverse interviste rilasciate dall’imputato negli anni. “Se avesse deciso di non scrivere quel libro, probabilmente non sarebbe mai stato perseguito per questo reato“, ha evidenziato di recente un altro pm, Marc DiGiacomo.