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“La morte? Il vero problema sarebbe essere immortali. Sia io che mia moglie Daniela siamo molto credenti, vorrei passare il compleanno in sordina ma temo che non sarà possibile”: i 90 anni di Mogol

Lo storico autore ripercorre la sua vita in un'intervista al Corriere della Sera: dalla genialità di Lucio Battisti alla stesura di "E penso a te" in un quarto d'ora d'auto, fino ai ricordi dei bombardamenti a Milano

di Redazione FqMagazine
“La morte? Il vero problema sarebbe essere immortali. Sia io che mia moglie Daniela siamo molto credenti, vorrei passare il compleanno in sordina ma temo che non sarà possibile”: i 90 anni di Mogol

Guai a chiamarlo paroliere. Giulio Rapetti, per tutti semplicemente Mogol, è l’autore che ha scritto l’educazione sentimentale di un intero Paese. Tagliato il traguardo dei 90 anni, si racconta al Corriere della Sera spazzando via ogni traccia di retorica, a cominciare dal tabù più grande. Nessuna paura della morte, affrontata anzi con una lucidità disarmante: “Nel tempo ho capito che fa parte della vita”, confida. “Come diceva mia madre è un fatto naturale, moriamo tutti. Il vero problema sarebbe essere immortali”.

Oggi mantiene la sua forma fisica praticando ginnastica acquatica e vive in Umbria, al Cet (Centro Europeo Tuscolano): “Il Cet, dove vivo, è circondato dal verde e anche in questi giorni afosi stiamo bene”. Per il compimento dei 90 anni, il suo desiderio sarebbe quello di evitare i riflettori: “Sinceramente non avrei voglia di grandi festeggiamenti, preferirei passarlo in sordina, ma temo che non sarà possibile”.

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