Vacanza performance: il corpo si ferma e presenta il conto - 3/4
C’è poi un altro aspetto fotografato dalla ricerca: il malessere che compare proprio quando finalmente iniziano le ferie. Il 30,8% degli italiani dichiara di essersi ammalato nei primi giorni di vacanza a causa dello stress accumulato nei mesi precedenti o dell’improvviso cambiamento di ritmo. Tra i 18 e i 34 anni la percentuale sale al 45%, mentre tra gli over 55 si ferma al 20%.
Persico richiama in questo caso il fenomeno conosciuto come Leisure Sickness Syndrome, la cosiddetta sindrome della malattia da tempo libero. “Quando lo stress cronico si interrompe bruscamente, il sistema immunitario, che era in uno stato di allerta costante, subisce un “rilascio” che può manifestarsi con vari sintomi”. Dopo mesi trascorsi sotto pressione, il corpo può quindi manifestare proprio nel momento della pausa una fatica rimasta fino a quel momento in secondo piano. “Il corpo, finalmente autorizzato a rilassarsi, può permettersi così di manifestare tutta la fatica accumulata nei mesi precedenti”, spiega la psicologa.
Mal di testa, dolori muscolari, spossatezza e persino sintomi simili a quelli influenzali possono comparire proprio quando si interrompe la routine quotidiana. E secondo Persico i giovani possono essere particolarmente esposti perché la loro quotidianità è spesso caratterizzata dalla sovrapposizione di studio, lavoro, social e aspettative: “Quando la spina viene staccata, il corpo, esausto, crolla”, afferma. Una definizione particolarmente efficace per descrivere il paradosso di una vacanza che arriva dopo mesi nei quali si è continuato a chiedere al proprio organismo di funzionare a ritmi elevati.
La difficoltà a disconnettersi non riguarda soltanto l’inizio o lo svolgimento delle ferie, ma anche il momento in cui la vacanza si avvicina alla fine. Il 12% degli italiani dichiara di pensare al rientro per tutta la durata della vacanza. In questi casi, secondo Persico, non si è realizzato completamente quello che in ambito psicologico viene definito psychological detachment, cioè il distacco mentale dal lavoro. “Il cervello è rimasto in modalità lavoro anche in vacanza, come se una parte di noi fosse sempre in allerta, in attesa del momento nel quale la pausa finirà e torneremo ad essere produttivi”.
Anche il rientro, quindi, dovrebbe essere affrontato senza pretendere di tornare immediatamente ai massimi livelli di efficienza. La psicologa suggerisce di “creare un momento di transizione invece di passare bruscamente dalla spiaggia alla scrivania”, evitando di caricarsi immediatamente di tutto il lavoro arretrato e accettando che la ripresa possa richiedere qualche giorno.