“Dopo il Mondiale del 2010 vivevo in una bella zona di Roma, con Grazia e i nostri tre figli. Tutti addolorati dalla perdita della prima, Francesca, 12 appena, una leucemia fulminante. Avevamo comprato un dammuso qui nel 1989. E decidemmo di trasferirci tutto l’anno”. Italo Cucci, giornalista e da qualche mese presidente del Parco di Pantelleria, viaggia indietro nel tempo con i ricordi in un’intervista al Corriere della Sera. A quando, ormai 37 anni fa, si trasferì sull’isola a sud ovest della Sicilia.
Per lui, “un’eterna primavera”, pure d’inverno. “È come una clinica dell’anima. Grazie alla gente, al suo atteggiamento. Soprattutto per i dolori della mente e del cuore. Il posto in cui abbiamo potuto curare la depressione di mio figlio Ignazio”, ha rivelato. Un luogo ideale in cui la gente, ha spiegato Cucci, vive con la filosofia “del minnifuttu”. Tradotto: “Quelli che se ne fregano. Ma un distacco che non è insensibilità. Piuttosto, una generosa comprensione di un privato da non violare”.
Il motivo per cui “tutti i vip del mondo arrivano qui”. Anche Giorgio Armani, ha ricordato il giornalista, “scendeva da casa con il suo Ciao, ma nessuno lo inseguiva. Sempre prodigo con l’isola”. A Pantelleria, insomma, “arrivano i famosi perché non abbiamo paparazzi, passa Hollywood e quasi non ce ne accorgiamo. Mi è capitato di perdere una granita con mia moglie al porto. Vedo una bella ragazza e dico che sembra Michelle Pfeiffer. Era lei. Stessa cosa con Madonna”.
L’isola, nel tempo, ha accolto numerosi artisti, attori, produttori. Pare che Sting, sul cocuzzolo più alto di Pantelleria, abbia composto diverse canzoni: “Volevo comprare il mio dammuso, avrei fatto un affare”, ha rivelato Cucci. Che, dalle sue parti, ha visto passare anche Capello e Tardelli, il direttore d’orchestra Riccardo Muti. E anche Gèrard Depardieu: “Litigava manesco con la povera Carole Bouquet, ma lo abbiamo costretto ad andarsene. Non gli davamo più da bere e da mangiare. Mi pento di avergli regalato una casetta con delle belle bocce di metallo. Dovevo dargliele in testa”.