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Si va in vacanza ma si torna più stanchi di prima: meno di 4 giovani su 10 rientrano davvero riposati. Il 45% accusa malesseri nei primi giorni e il 70% vive le ferie sotto l’influenza dei social

La ricerca YouGov per Doctolib fotografa il lato nascosto delle pause: tra pressione di vivere esperienze “perfette”, social, lavoro e ansia da disconnessione, il 30,8% degli italiani accusa malesseri proprio nei primi giorni di vacanza

di Redazione FqMagazine
Vacanza-performance: quasi un italiano su due è già stressato prima di partire - 2/4

Vacanza-performance: quasi un italiano su due è già stressato prima di partire - 2/4

Il problema, tuttavia, non nasce necessariamente sulla spiaggia. Per il 47,1% degli italiani, infatti, lo stress comincia già nella fase di organizzazione della vacanza. La principale preoccupazione è il budget, indicato dal 38% degli intervistati. Seguono l’organizzazione del viaggio e degli spostamenti, con il 17,9%, e la difficoltà di conciliare lavoro e tempo libero, indicata dal 14,7%.

La questione economica incide anche sul resto dell’anno. Il 43,6% degli italiani dichiara di dover fare compromessi economici per riuscire a sostenere i costi delle vacanze. Le rinunce più frequenti riguardano gli acquisti personali, come abbigliamento e prodotti tecnologici (64,7%), ristoranti e tempo libero (61%), attività sportive o di benessere (19,1%). C’è poi un dato particolarmente significativo sul fronte della salute: il 14,5% dichiara di rinunciare a visite mediche o controlli non urgenti per sostenere le spese legate alle vacanze.

Una volta partiti, inoltre, il lavoro non scompare del tutto. Il 69,8% degli italiani controlla infatti e-mail o messaggi di lavoro durante le ferie, ogni giorno oppure quando necessario. Nel dettaglio, il 31,6% lo fa quotidianamente, mentre il 38,3% interviene solo se serve. Il 21,5% ammette invece di non riuscire mai a disconnettersi completamente e il 36% ha bisogno di almeno due giorni prima di smettere di pensare al lavoro. Per la Dottoressa Persico, dietro questa difficoltà c’è anche una vera e propria ansia da disconnessione: “L’ansia da disconnessione non è una debolezza, ma la risposta ad un sistema che ci chiede di essere sempre reperibili”. La psicologa parla di out of office anxiety, legata alla paura di allontanarsi dal lavoro e di non riuscire a gestire in tempo reale ciò che accade durante la propria assenza.

E la tecnologia rende il confine ancora più sottile: “Il lavoro, soprattutto in un’epoca nella quale tutto è sempre a portata di mano attraverso i dispositivi digitali, continua ad attivare il nostro sistema di attenzione e controllo”. Il risultato può essere paradossale: “Staccare è così difficile perché la disconnessione ci espone anche al vuoto, a noi stessi, a domande che il lavoro ci aiuta a non porci. È più facile gestire 100 e-mail che il silenzio interiore”.

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