Jovanotti: "La nuova musica mi disorienta, valori diversi da quelli con cui sono cresciuto" - 2/5
Una riflessione che si è intrecciata anche con un pensiero sulle nuove generazioni e l’attuale panorama musicale: “La musica nuova che esce mi disorienta e faccio fatica a entrarci in sintonia per una questione di linguaggio. È il modo di parlare dei ventenni di oggi, cresciuti in un contesto che non assomiglia più a quello della mia giovinezza. Questo mi fa sentire i miei 60 anni, non l’incidente o altro”.
La sua analisi è proseguita sui nuovi brani e generi: “Hanno valori molto diversi da quelli con cui sono cresciuto io. È emerso un mondo nuovo, molto legato alla ricchezza e ai suoi simboli, rappresentato soprattutto dall’hip hop che ha contagiato tutto”. Così come il rap, che “è interessante, però non è la mia musica”. La costante, invece, rimane il pop: “Una bella canzone con un bel ritornello, scritta bene, è un formato intramontabile”.
Sui live negli stadi, invece, è stato categorico: “Parliamoci chiaro: lo stadio è l’ambiente peggiore per vedere un concerto. Da un punto di vista musicale è il contenitore più penalizzante: non si sente e non si vede nulla. Il fatto che oggi lo stadio sia diventato l’unico traguardo è una penalizzazione per la musica stessa. Per innamorarti di lei hai bisogno di ascoltarla, di guardarla, di respirarne l’odore”. E ancora: “Lo spettacolo sei tu, non è l’artista. Vivi un’esperienza collettiva di massa che oggi il mondo non ti offre più, è l’unica grande liturgia collettiva rimasta. Ed è un peccato”.