Il malore in scena di Guccini si trasformò in abbraccio col suo popolo - 2/3
Del resto chi era presente il 3 dicembre del 2011 all’Unipol Arena, a Casalecchio di Reno, alle porte dell’amata Bologna, ricorderà quell’attimo di malore e di dolore. Guccio che si ferma, che pare dimenticare le parole di Cyrano. Il suo popolo, i fan che lo adoravano come si fa con una imponente e antica divinità totemica, nemmeno scorsero l’impasse.
In quell’attimo Guccini fece però una cosa commovente da vero rocker quale non è mai stato. Si diede al suo pubblico, anima e fisico corpulento momentaneamente ferito, vada come vada. Un paio di bicchieri di acqua (disse lo staff) e via con Dio è morto poi ancora l’ovazione corale con La Locomotiva. Da lì in avanti la ritualità dei live si chiuse. Anche se, ci permettiamo un’aggiunta, qui davvero sacra, affettiva, ulteriormente popolare, per quella “Via Emilia” che lo incoronò vate, folk singer italico tout court, mentre praticamente ogni suo “collega” e amico si gettava dentro il calderone di un pop più malleabile e politicamente meno coriaceo. Guccini tornò allo stadio Dall’Ara di Bologna, il 25 giugno del 2012, quando ancora la terra della pianura emiliana tremava, per intonare un definitivo Il vecchio e il bambino, e un duetto clamoroso con Caterina Caselli in Per fare un uomo. La disgrazia del terremoto annodò ulteriormente Guccini alla sua terra.