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Guccini era Bologna. Con lui se ne va un pezzo di città che non esiste più

Ogni tanto lo incontravo perché abitava vicino a casa mia, in Cirenaica. “Guarda, c’è Guccini” dicevamo da piccoli: eravamo fieri anche solo di averlo incrociato
Guccini era Bologna. Con lui se ne va un pezzo di città che non esiste più
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Oggi è una brutta notizia: è morto Francesco Guccini. Aveva 86 anni. La stessa età in cui se n’è andato mio padre. Da allora, per me, 86 anni è diventata una specie di età simbolica: l’età in cui un uomo saluta questo mondo.

Se ne va un maestro, ma soprattutto se ne va un pezzo di quella Bologna che io non ho vissuto.

Io ormai ho quasi sessant’anni, ma non ero abbastanza vecchio per vivere davvero l’epoca di Guccini. Infatti non sono mai stato un suo grande ascoltatore. Lo ammetto senza vergogna. Però ho sempre apprezzato una cosa che in lui era potentissima: l’ironia. Quella capacità di guardare il mondo con un sorriso storto, di raccontare le persone e le loro contraddizioni.

La parte politica invece mi ha sempre interessato poco. Quando ero bambino a Bologna erano tutti comunisti. Guccini era comunista. Era quasi un elemento del paesaggio, come i portici, le osterie, le discussioni infinite al bar. Non si parlava tanto di ideologia: si parlava della città.

E Guccini era Bologna.

Ogni tanto lo incontravo perché abitava vicino a casa mia, nella famosa via Paolo Fabbri 43, in Cirenaica, vicino all’osteria Da Vito. Un luogo dove con i miei amici abbiamo preso varie embriagate e tante cazziate. A volte c’era anche lui, c’era Luca Carboni. Ovviamente erano lì, non erano con noi: noi eravamo più piccoli. Però li vedevamo e pensavamo: “Guarda, c’è Guccini” ed eravamo fieri anche solo di averlo incrociato.

Poi Guccini ha fatto una cosa che tanti bolognesi prima o poi sognano: è andato sull’Appennino tosco-emiliano a Pavana. Anche questo è un pezzo della mia storia. Da piccolo andavo e venivo dall’Appennino, poi io sono fuggito. Lui invece lì ha trovato casa.

Perché l’Appennino è così: è un posto dove si va quando si vuole rallentare, quando si vuole mettere distanza dal rumore della città. È il luogo dove si fugge da Bologna che che nel frattempo, come tutto, è cambiata. Una Bologna che non è più quella di una volta. Una Bologna che non è più la Bologna di Guccini.

Oggi non se ne va solo un cantautore. Se ne va un modo di stare al mondo, un pezzo di una città che non esiste più.

Tra 28 anni anch’io avrò 86 anni. Quindi un avvertimento ai miei coetanei: il tempo passa, anche se facciamo finta di niente.

Ciao Francesco. Ci mancherai.

Ohi lì, ohi là.

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