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I messaggi inviati dopo la morte e le ricerche del “senzatetto aggressivo con le donne”: si infittisce il mistero del cadavere ritrovato in una valigia ad Atene

Il corpo della donna, Elizabeth-Jane Ross, cittadina britannica di 38 anni, è stato rinvenuto il 18 luglio scorso. Sulla valigia nessuna traccia di DNA e impronte digitali

di Andrea Bressan
I messaggi inviati dopo la morte e le ricerche del “senzatetto aggressivo con le donne”: si infittisce il mistero del cadavere ritrovato in una valigia ad Atene

Si infittisce il mistero attorno al ritrovamento del cadavere di Elizabeth-Jane Ross, in una valigia, ad Atene. Il corpo della donna, cittadina britannica di 38 anni, nata in Scozia nel 1988, è stato rinvenuto il 18 luglio scorso, solo dopo la macabra scoperta di un senzatetto, in un edificio abbandonato nel quartiere di Kypseli, ad Atene.

Il clochard, segnalando un odore nauseabondo e un arto che sporgeva dalla valigia, ha chiamato le forze dell’ordine. L’identificazione da parte della polizia greca è avvenuta pubblicamente il 29 luglio. Nonostante non si conoscano ancora le cause e, soprattutto, i motivi legati al decesso di Jane, per gli investigatori si è aperta una prima pista. Ross, infatti, era stata vista fare amicizia con dei senzatetto pochi giorni prima che il suo corpo venisse ritrovato. E non è da escludere che, proprio uno tra i clochard conosciuti, possa aver compiuto l’efferato gesto. La donna scozzese, dedita ad aiutare gruppi vulnerabili, aveva viaggiato per il mondo svolgendo opere di beneficenza ispirate dalla sua profonda fede cristiana.

Una pensionata d Kypseli, di nome Maria, ha dichiarato al Mail on Sunday di aver “visto una donna straniera parlare con alcuni senzatetto qui intorno. Non mi è sembrato strano, perché qui vengono persone di ogni tipo per aiutarli”. Ma “sono rimasta scioccata quando ho visto le fotografie sui giornali della donna trovata in una valigia e ho capito che era la stessa donna che avevo visto parlare con dei senzatetto solo pochi giorni prima”, ha raccontato la signora. E ancora: “Mi si spezza il cuore al pensiero che una cosa del genere sia successa a una persona che era chiaramente gentile e affettuosa”.

Oltre alla pensionata, anche una rifugiata nigeriana di nome Ada aveva visto la trentottenne britannica. “Tutti i tipi di persone vengono qui per aiutare i senzatetto e altri come me che sono poveri”, ha detto, specificando poi di non aver “parlato con questa donna, ma l’ho vista parlare con i senzatetto per strada e ho pensato che fosse una di quelle persone venute qui per fare ‘l’opera di Dio’”.

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