La polizia greca ha annunciato l’arresto di un sospettato nell’ambito delle indagini sulla morte di una cittadina britannica, Elizabeth-Jane Ross, il cui corpo è stato rinvenuto all’interno di una valigia ad Atene nei giorni scorsi. Secondo quanto reso noto dalle autorità in un comunicato ufficiale, è stato fermato un uomo di 26 anni, identificato dai media come cittadino afghano. La polizia ha inoltre riferito che il sospettato avrebbe confessato le proprie responsabilità in relazione al brutale crimine.
Ricostruendo gli spostamenti di Ross emerge che sia partita verso fine giugno da Edimburgo, con destinazione Atene. Avrebbe poi soggiornato da amici greci a Keratsini, nella zona sud di Atene.
A loro avrebbe poi comunicato che, il 15 luglio, sarebbe andata a trovare degli amici americani a Kypseli. Dettaglio che non convince del tutto. “Non credo nemmeno che questi americani esistano. Se fossero stati davvero suoi amici, si sarebbero già fatti avanti”, ha dichiarato l’agente di polizia locale, George Kalliakmanis. Ross è stata trovata morta 72 ore dopo.
A destare curiosità ed interrogativi è stata anche l’anomala attività sul telefono della donna, aveva riportato il Daily Mail. Per ben 11 giorni dopo la sua morte, sono stati inviati messaggi ai suoi amici e a suo padre, fino alla sua identificazione pubblica avvenuta il 29 luglio.
Sintomo di come il presunto assassino abbia usato lo smartphone di Ross per far sembrare che stesse bene, distogliendo sospetti sulla sua reale condizione. Nei messaggi la donna (o chi per essa) avrebbe affermato di voler stare “da sola” e, uno di questi, suggeriva che si sarebbe recata su un’isola greca per trascorrere un po’ di tempo con sé stessa.