“Quando aiuti qualcuno, aiuti tutti”. È la frase che ti accompagna per tutti i centoquarantacinque minuti di Brand New Day. Nella pellicola di Destin Daniel Cretton, Spiderman è tornato. A essere Spiderman. Nella sua New York. Un viaggio interiore per uno dei più celebri personaggi dei fumetti Marvel che riabbraccia i vecchi fan e si presenta ai nuovi, con un filo conduttore chiaro e preciso: il peso di essere supereroe.
Senza maschera in volto (scusaci Cristian di Temptation Island), siamo andati a vedere l’ultimo film targato MCU. A distanza di cinque anni, l’Uomo Ragno torna sul grande schermo. È il quarto capitolo della saga, ma spezza completamente con il passato, e non potrebbe essere altrimenti visto come è finito “Spider-Man: No Way Home”. Questa volta Peter Parker (interpretato da un magistrale Tom Holland) è tornato nella sua dimensione, quella dei fumetti. Addio ai viaggi nello spazio e alle armature fatte di nanotecnologia, Spidey ha indosso la sua classica tutina, quella rossa e blu con un vistoso ragno nero sul petto. Ed è proprio così che si presenta. Niente sfarzi, ma solo quell’intimità che chi ha letto i fumetti ha ritrovato. Finalmente.
Spiderman è solo nella sua New York. Si sposta tra i grattacieli per ripulire le strade dai cattivi (e anche in questo caso l’omaggio ai fumetti è evidente, con tanti villain come Scorpion, La Mano e Tombstone). È l’unico obiettivo per un Peter Parker che ha sacrificato tutto. Amore e amicizie sono gli unici ricordi che lo legano al passato, con una lettera sgualcita riposta nel cassetto e i continui viaggi alla tomba di Zia May, omaggiata con fiori sempre freschi e colorati. Che nel silenzio dell’assenza, è presente come un’eco continua per l’intera pellicola. Spiderman non “è più negli Avengers” e non ha mostri del multiverso da combattere, ma è sulle sue strade e New York ringrazia.