Cinema

“Combatto per non rimanere attaccata al passato, mi sembra di avere vissuto 20 vite diverse. Mio padre mi diceva: ‘Non ti guardare troppo allo specchio’, non montarti la testa”: così Giovanna Mezzogiorno

Dall'esperienza con Bellocchio al film su Lucio Dalla: Giovanna Mezzogiorno si racconta senza filtri in un'intervista a Repubblica

di Davide Turrini
“Combatto per non rimanere attaccata al passato, mi sembra di avere vissuto 20 vite diverse. Mio padre mi diceva: ‘Non ti guardare troppo allo specchio’, non montarti la testa”: così Giovanna Mezzogiorno

“Combatto il passato per vivere il presente”. In una intervista rilasciata a Repubblica Giovanna Mezzogiorno ripercorre le tappe della sua carriera d’attrice iniziata nel 1997 sul set di Il viaggio della sposa e arrivato agli ultimi due film – Sotto a chi tocca di Giorgio Pasotti e Se ami qualcuno dillo di Marco Bonini – entrambi alla prossima edizione della Festa del Cinema di Roma. “Ho vissuto una vita talmente piena, talmente intensa, eccitante ma anche faticosa e varia, che mi sembra di avere vissuto venti vite del tutto diverse e di averle vissute tutte fino in fondo”, spiega Mezzogiorno. “Combatto per non rimanere attaccata lì, per non restare sempre voltata indietro a rimpiangere, a sentire mancanze o a pensare “quanto era bello quando…”. Quella sarebbe la mia natura, però la combatto. A volte ci riesco, più spesso no. Perché penso che vivere davvero il presente sia una cosa difficile ma anche una grande conquista”.

La figlia dell’attore Vittorio ricorda l’esperienza sul set di Vincere con Marco Bellocchio (che aveva diretto il padre in La condanna ndr): “Penso che Marco, attraverso quel lavoro, sia entrato interamente, come forse non aveva mai fatto prima, nell’universo femminile, che può essere atrocemente drammatico. Eravamo terrorizzati tutti e due. Io affrontavo un lavoro titanico; lui, forse davvero per la prima volta, l’universo della donna, della madre, dell’amante. Ce l’abbiamo fatta insieme e per entrambi è stato devastante e indimenticabile”. E sempre su Vittorio – morto nel 1994 – i ricordi sono ancora vividi: “Credo di sì. Non era certo uno che faceva complimenti.

Da ragazzina ero carina e mi diceva: “Non ti guardare troppo allo specchio”, non montarti la testa. Ma ricordo che si complimentò con me dopo avermi sentito cantare e ballare: ho danzato per 17 anni. Mi sarebbe piaciuto che potesse vedermi dopo. Ma questo non è successo”. Infine il set, in queste ore brulicante di comparse anni settanta/ottanta tra le strade di Bologna di Lucio, il film su Lucio Dalla dove Mezzogiorno interpreta il ruolo della mamma del compianto musicista: “Negli anni Cinquanta aveva avuto un bambino a 42 anni, quindi già fuori dagli schemi. Lo ha cresciuto da sola, il papà è mancato quando lui era piccolo. È stata una figura forte. Non solo lo ha tirato su, ma gli ha fatto capire chi era veramente quando neanche lui credeva in se stesso. Ha fatto enormi sacrifici per fargli studiare musica, spingendolo fino a Sanremo, facendogli firmare un contratto con Gino Paoli”.

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