"Habitus": il rito di svelamento delle donne del Centro Antiviolenza - 3/5
La cerimonia di svelamento si è trasformata in una performance collettiva. Per giorni, infatti, il murale è rimasto celato sotto “Habitus“, un’imponente installazione tessile ideata da Debora Malaponti di ArteViva ETS e realizzata sotto la guida dell’artista pistoiese Emanuela Baldi. L’opera è il risultato di un workshop durato due mesi che ha coinvolto insegnanti, volontarie e le donne del Laboratorio di Sartoria del Centro antiviolenza di Piacenza (Associazione Città delle Donne Odv). Utilizzando 71 lenzuola di cotone bianco di recupero, scampoli e scarti tessili, le partecipanti hanno cucito un enorme arazzo che riportava una frase dal forte valore identitario: “Abito me stessa, il vestito più elegante”.
Il telo è stato calato a terra dai Vigili del Fuoco sulle note di Heroes di David Bowie. Il titolo dell’installazione richiama il concetto aristotelico di habitus: non un vestito da subire passivamente, ma un’attitudine morale e una consapevolezza di sé acquisita nel tempo. Un legame profondo con la rivoluzione stilistica di Armani che, a partire dagli anni Settanta, ha destrutturato la giacca maschile per donarla alle donne, liberandone i corpi. Come ha spiegato Anna Gallazzi, vicepresidente del Centro Antiviolenza: “Giorgio Armani rimarrà nel cuore e nella memoria delle ‘mani’ delle donne che hanno cucito punto dopo punto per creare un messaggio importante che abiterà il nostro femminile e la nostra libertà nello spazio”.