Moda e Stile

Piacenza omaggia Giorgio Armani con un murale di 27 metri: “Così la sua storia potrà ispirare i giovani come ha ispirato il mondo”. Ma l’opera dello street artist Kotè divide

Inaugurato il colossale murale di 27 metri firmato da Kotè. L’opera, che ha suscitato discussioni sulla scelta stilistica e la collocazione in periferia, rivendica il linguaggio di rottura dell’arte urbana. A svelarla, un arazzo cucito dalle donne del Centro Antiviolenza

di Ilaria Mauri
Piacenza omaggia Giorgio Armani con un murale di 27 metri: “Così la sua storia potrà ispirare i giovani come ha ispirato il mondo”. Ma l’opera dello street artist Kotè divide

Un volto monumentale, alto 27 metri e largo 11, che taglia la facciata di un palazzo nel quartiere Farnesiana e osserva i passanti con uno sguardo magnetico. Piacenza ha inaugurato il suo primo tributo permanente a Giorgio Armani, lo stilista scomparso il 4 settembre 2025, a ridosso di quello che sarebbe stato il suo novantaduesimo compleanno (l’11 luglio). Ma non si tratta del classico monumento celebrativo, freddo e rassicurante. L’opera, firmata dal pittore e urban artist Antonio Cotecchia, in arte Kotè, ha acceso fin da subito il dibattito pubblico cittadino, dividendo chi si aspettava un ritratto accademico e chi difende la natura dirompente dell’arte pubblica.

Le polemiche non sono tardate a farsi sentire, dividendo la città tra chi avrebbe preferito un tributo più classico e accademico e chi ha contestato l’impatto visivo di un volto così destrutturato ed eccentrico. La discussione si è concentrata sia sulla scelta di un quartiere periferico come la Farnesiana, lontano dai salotti del centro storico, sia sullo stile stesso dell’opera: un volto destrutturato, tipico della cifra pittorica di Kotè, in cui il realismo si spacca a metà per lasciare spazio a geometrie di matrice cubista e futurista. Ma è la natura stessa della street art, un linguaggio visivo che non nasce per decorare passivamente o per essere neutro, ma per insinuarsi nel quotidiano, provocare reazioni e stimolare il pensiero, portando la memoria di un’icona fuori dai salotti della moda per consegnarla alla vita reale della periferia.

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