Un volto monumentale, alto 27 metri e largo 11, che taglia la facciata di un palazzo nel quartiere Farnesiana e osserva i passanti con uno sguardo magnetico. Piacenza ha inaugurato il suo primo tributo permanente a Giorgio Armani, lo stilista scomparso il 4 settembre 2025, a ridosso di quello che sarebbe stato il suo novantaduesimo compleanno (l’11 luglio). Ma non si tratta del classico monumento celebrativo, freddo e rassicurante. L’opera, firmata dal pittore e urban artist Antonio Cotecchia, in arte Kotè, ha acceso fin da subito il dibattito pubblico cittadino, dividendo chi si aspettava un ritratto accademico e chi difende la natura dirompente dell’arte pubblica.
Le polemiche non sono tardate a farsi sentire, dividendo la città tra chi avrebbe preferito un tributo più classico e accademico e chi ha contestato l’impatto visivo di un volto così destrutturato ed eccentrico. La discussione si è concentrata sia sulla scelta di un quartiere periferico come la Farnesiana, lontano dai salotti del centro storico, sia sullo stile stesso dell’opera: un volto destrutturato, tipico della cifra pittorica di Kotè, in cui il realismo si spacca a metà per lasciare spazio a geometrie di matrice cubista e futurista. Ma è la natura stessa della street art, un linguaggio visivo che non nasce per decorare passivamente o per essere neutro, ma per insinuarsi nel quotidiano, provocare reazioni e stimolare il pensiero, portando la memoria di un’icona fuori dai salotti della moda per consegnarla alla vita reale della periferia.
View this post on Instagram