Moda e Stile

“A 85 anni ballo tutte le mattine zumba da solo. Bevo due bicchieri di vino a pasto, un bianco per iniziare e un rosso per concludere. Così ho salvato le sfilate di Milano da Anna Wintour”: parla Mario Boselli

In un’intervista al Corriere della Sera, lo storico presidente della Camera della Moda svela i retroscena dei grandi stilisti

di Redazione Moda
Lo scontro Armani-Versace sulle supermodelle - 2/5

Lo scontro Armani-Versace sulle supermodelle - 2/5

Tra le tensioni più forti del periodo d’oro della moda milanese, Boselli rievoca la rottura interna consumatasi tra Giorgio Armani e Gianni Versace, scoppiata a causa dei compensi fuori controllo richiesti dalle top model degli anni Novanta: “Venne indetta una riunione per mettere un limite ai cachet delle top model. Ma Gianni, che le idolatrava, non rispettò i limiti dell’accordo. E Armani si infuriò così tanto da lasciare la Camera della Moda. C’è voluto del bello e del buono per farlo tornare: un anno di corteggiamento”. Se di Armani l’imprenditore loda “una signorilità rara, direi unica”, manifestata anche nei rapporti di fornitura con la sua azienda tessile, di Valentino Garavani non condivideva alcune scelte d’immagine: “Valentino è stato un talento straordinario, ma alcuni suoi vezzi non li apprezzavo. Tipo il fatto di parlare solo in francese e di essere andato a sfilare a Parigi”.

Diverso e profondo era invece il legame professionale con Gianni Versace, con cui Boselli collaborò direttamente per lo sviluppo di soluzioni tessili d’avanguardia: “Ho avuto l’onore di creare insieme a lui qualcosa che non esisteva: il tessuto dévoré ‘Africa’ in cui un sottile filo di nylon veniva accoppiato ad un filo di viscosa e poi trattato per ottenere le sue famose trasparenze. Era un genio con la capacità di andare oltre“.

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