“Anna Wintour voleva trasformare la Milano Fashion Week in un ‘lungo weekend’ per favorire l’America. Era quasi riuscita a convincere tutti gli stilisti: abbiamo sempre sofferto un po’ di provincialismo rispetto agli Stati Uniti”. Con questa rivelazione Mario Boselli, 85 anni, imprenditore tessile e presidente onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana, apre la pagina dei ricordi in un’intervista concessa al Corriere della Sera, svelando i retroscena, le rivalità e le manovre di potere che hanno segnato le stagioni d’oro del prêt-à-porter italiano.
Boselli, che ha guidato la Camera della Moda per cinque mandati consecutivi a partire dal 1999, racconta come riuscì a bloccare il tentativo della storica direttrice di Vogue America di accorciare il calendario milanese, facendo leva sull’orgoglio e sul peso economico delle maison italiane: “Dissi che ne andava del loro onore e del loro business. Non bisognava dimenticare la forza delle aziende e il contributo che davano con la loro pubblicità a Vogue”.
Per disinnescare l’operazione, che aveva già incassato l’adesione di alcune importanti figure della moda nazionale, Boselli organizzò una reazione collettiva: “In una riunione — a cui hanno partecipato tutti i capi azienda, cosa per nulla usuale — ho chiesto di reagire, con un calendario blindato e nomi irrinunciabili in apertura e in chiusura. È nata lì l’idea di far sfilare Armani alla fine“. Una strategia che protesse la piazza di Milano, nonostante la posizione complessa di Franca Sozzani: “Franca era una straordinaria professionista, ma i condizionamenti della capogruppo avevano il loro effetto. Era una donna di potere, ma non poteva opporsi”.