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Palermo, nuovo colpo alla “banda dei kalashnikov”: 15 fermati. “L’attentato a Sicily by car commissionato dal carcere”

L'operazione segue quella dello scorso giugno: gli indagati sono presunti autori e mandanti di raid e intimidazioni ai commercianti nella zona di Tommaso Natale-San Lorenzo
Palermo, nuovo colpo alla “banda dei kalashnikov”: 15 fermati. “L’attentato a Sicily by car commissionato dal carcere”
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I carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno eseguito il fermo di 15 persone presunte appartenenti alla cosiddetta “banda dei kalashnikov“, protagonista di un’escalation criminale avvenuta negli ultimi mesi in città. La misura cautelare è stata disposta dalla Procura distrettuale antimafia guidata da Maurizio De Lucia. Gli indagati sono accusati di essere autori e mandanti di continui attentati e intimidazioni a commercianti e imprenditori che, dallo scorso novembre fino a pochi giorni fa, hanno terrorizzato la zona del mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. Nello specifico, nove dei fermati sono accusati di estorsione, tentata estorsione, porto e detenzione illegali di armi comuni e di armi da guerra, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Gli altri fermi, si legge in una nota degli inquirenti, “hanno riguardato sei persone ritenute appartenenti ad una associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, operante nei quartieri di San Lorenzo e dello Zen 2, con disponibilità di armi da fuoco. L’attività costituisce la prosecuzione di quella che, agli inizi di giugno di quest’anno, ha portato la Procura di Palermo ad emettere otto provvedimenti di fermo per ulteriori fatti inquadrabili nel medesimo contesto investigativo”, comunicano le forze dell’ordine.

I fermi sono stati notificati anche a sette persone già in carcere per altri reati: tra questi il 36enne Salvatore Verga, detenuto a Trani per traffico di droga e considerato tra i mandanti dei raid. Gli investigatori, infatti, hanno trovato nel cellulare di Salvatore Piazza, uno dei “picciotti” indagati per le intimidazioni, alcuni messaggi del detenuto, che dal carcere poteva tranquillamente dare ordini tramite uno smartphone. In questo modo è stato ordinato il danneggiamento di decine di auto della società di noleggio “Sicily by car“, incendiate a maggio nel deposito di Carini (Palermo): dall’analisi dei messaggi è emerso come Verga abbia commissionato l’esecuzione dei danneggiamenti, il reclutamento di un complice e il furto dell’auto usata per l’operazione, per poi pagare gli esecutori dopo che l’operazione era stata portata a termine. “Dm (domani, ndr) prenditi questo impegno fra. Prenditi ki vuoi. L’importante ke bruciaaa tuttooo“, scriveva il presunto mandante, il cui numero era stato salvato da Piazza con l’emoticon di due bombe. A raccontare nel dettaglio il ruolo di Verga è stato un nuovo “pentito“, Alessio D’Agostino, che ha iniziato a collaborare dopo essere stato arrestato lo scorso marzo.

Dall’indagine è emerso che solo due delle tante vittime avevano denunciato le intimidazioni subite: in particolare un imprenditore, sentito a fine giugno, ha raccontato di aver ricevuto una richiesta di “pizzo” di cinquemila euro, successivamente ridotta a tremila. L’uomo ha descritto gli estortori consegnando le loro immagini, rafforzando le prove che hanno portato al fermo di due indagati, uno dei quali suo cliente abituale. I due “esattori”, secondo quanto ricostruito, si sono recati nel negozio della vittima intimandogli di “mettersi a posto”, con la minaccia che in caso contrario avrebbe subito la sorte di altri commercianti: “Sai cosa sta succedendo agli altri”, gli dicevano. L’associazione Addiopizzo omaggia “chi, seppur ancora troppo pochi, ha deciso di reagire” e “dopo aver subito richieste estorsive, ha scelto di raccontare quanto subito agli organi investigativi e all’autorità giudiziaria, chiedendo anche il supporto di Addiopizzo. Sono storie che, pur rappresentando ancora una minoranza, confermano ancora una volta quanto il contributo di commercianti e imprenditori sia fondamentale perché magistratura e forze di polizia possano operare con maggiore efficacia”, si legge in una nota.

A complimentarsi per i fermi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “L’operazione di oggi, condotta dal Comando provinciale dei Carabinieri di Palermo, dimostra ancora una volta che lo Stato è presente e che in Italia non c’è spazio per l’impunità. Chi sbaglia ne risponde davanti alla giustizia, e questo è ciò che permette ai cittadini di avere fiducia nelle istituzioni. Il lavoro dell’Arma dei Carabinieri, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia, segna un altro colpo importante alla criminalità organizzata”, dichiara. Anche il governatore siciliano Renato Schifani fa i suoi “complimenti alla Procura di Palermo e alle forze dell’ordine che oggi hanno arrestato i presunti responsabili degli atti criminali ai danni di diversi imprenditori del territorio, causando un forte allarme nella società civile. Lo Stato c’è e ha saputo dimostrare, ancora una volta, con prontezza ed efficacia, che non esiste alcuno spazio per la riemersione di fenomeni criminali che nel passato hanno segnato profondamente la nostra terra”, afferma. Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, parla dell'”ennesima brillante operazione antimafia, che rappresenta un altro colpo durissimo inferto alla criminalità organizzata”. È la dimostrazione, dice, che “lo Stato è presente, lavora con determinazione e riesce a colpire anche quelle organizzazioni criminali che pensano di poter intimidire il territorio e piegare cittadini e imprese con la violenza e la paura”.

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