Una tavolata apparecchiata con tanto di tovaglia, sedie reclinabili e sacche piene di cibo direttamente sulle dune di una riserva naturale. È la scena che domenica scorsa si sono trovati davanti gli ispettori ambientali di Legambiente a Punta Prosciutto, nel territorio di Porto Cesareo, in Salento, dove alcuni bagnanti avevano organizzato un vero e proprio pranzo all’aperto in un’area protetta. Gli operatori hanno definito la situazione “surreale”, e sono intervenuti per identificare e sanzionare i presenti. La zona interessata è infatti parte della riserva marina e terrestre di Porto Cesareo: il cordone dunale sul quale era stata allestita la tavola rappresenta un habitat particolarmente fragile, tutelato da diverse norme che vietano anche il semplice calpestamento.
“Una zona food e relax, spiegano i responsabili dell’associazione, era stata allestita sul cordone dunale di Punta Prosciutto, in piena riserva marina e terrestre di Porto Cesareo, sulla cima del cordone dunale, che rappresenta un habitat altamente vulnerabile, protetto da numerose leggi nazionali e internazionali, che prevedono, tra l’altro, anche il divieto di calpestamento”.
Il caso riporta l’attenzione su un’abitudine molto diffusa, soprattutto al Sud: il mare non è vissuto soltanto come il luogo dove fare il bagno, ma spesso come uno spazio di ritrovo e condivisione. Da generazioni, per molte famiglie, trascorrere una giornata in spiaggia significa portare con sé il pranzo, fermarsi per ore e trasformare la giornata al mare in una sorta di pranzo domenicale fuori casa.Negli ultimi anni, infatti, non è raro trovare sulle spiagge tavolate organizzate con sedie, contenitori pieni di pietanze e tutto il necessario per un pranzo in compagnia. Un’usanza che però diventa incompatibile quando riguarda aree naturali protette, dove il rispetto dell’ambiente richiede comportamenti diversi.