A 48 anni e una sfilza cospicua di film alle spalle, Valentina Lodovini è ormai un’attrice di successo. Ma tutti hanno i loro momenti bui. Lei, ha raccontato in un’intervista a La Stampa, ha superato le crisi “a volte bevendo, fumando, spalmata sul divano a fissare il muro. Poi facendomi aiutare. Da un’amica, dallo yoga, da una camminata nella natura, da una mostra un film. L’arte è terapia”.
Del tempo che passa non ha paura: “Mai fatto nulla al volto per fermarlo, ho un buon Dna, tuttora mia madre viene ricordata come la più bella del paese”, ha affermato. Ma lei, alla bellezza non ci pensa: “Trovo che il fascino sia dappertutto, in un taglio di capelli, in una dentatura imperfetta, un modo di camminare”.
Sul cinema italiano, invece, l’attrice ha le idee chiare e una sua visione: “Sono preoccupata e confusa, mi prendono le vertigini per l’insicurezza e le paure, ci stanno togliendo il bello – ha dichiarato -. Parlo da cittadina, oltre che attrice, sono angosciata ma anche convinta che si stia per aprire una stagione interessante“. Oggi, secondo lei mancano “originalità e idee, coraggio e spazio. Bisogna sostenere gli indipendenti, fare rete e privilegiare i giovani registi. Ricordando a tutti che il cinema è l’identità di un Paese”. Lodovini, premiata al Saturnia Film Festival, sarà sul grande schermo a novembre con “È andata così” di Gianni Rosini e a Natale in “Bentornati al Sud.
Nel corso dell’intervista l’attrice ha parlato anche delle sue ispirazioni: la nonna “indipendente e coraggiosa”, la madre “per la forza incredibile, la mancanza di giudizi e l’intelligenza emotiva”. E poi la sorella e le nipoti. Ha rivelato l’attore con cui si è sentita più in sintonia durante la carriera: “Claudio Bisio. Abbiamo fatto tanti film insieme, tutti diversi. Mi sento al sicuro con lui, è un amico.
Sui pochi film diretti da donne alla prossima Mostra del cinema di Venezia, invece: “È innegabile la difficoltà che fanno le donne, nel nostro settore c’è una minoranza agghiacciante, gli stipendi sono diversi – ha sottolineato -. Perché continuiamo ad avere paura? C’è quasi un’involuzione, alla fine quello che si chiede è la parità. La difficoltà nell’entrare nel sistema c’è e nell’essere prese sul serio anche”.