Dagli esordi con Katia Ricciarelli ai 300 milioni negli anni '80 - 4/5
La fitta rete di contatti del medico partì da molto lontano, precisamente da un intervento terapeutico fortunato: “In principio fu lo scrittore Tiberio Fusco. Mi ero appena laureato in medicina, facevo la guardia medica alla Cattolica e seguivo la specializzazione in Odontoiatria. Fusco era ipocondriaco cronico, ogni giorno ne aveva una: diventammo amici così”. Fusco era il nipote di Ciriaco De Mita, il cui fratello Enrico fu curato da Macrì per una grave broncopolmonite. L’efficacia della terapia impressionò la famiglia al punto da innescare un passaparola che portò il medico fino agli schermi della Rai.
La prima vera paziente del mondo dello spettacolo fu però Katia Ricciarelli, conosciuta inizialmente da semplice melomane: “Con mio fratello Giuseppe e un altro amico, già da ragazzetti la seguivamo ovunque, anche all’estero. Finché un giorno, nel 1979, premiò la nostra perseveranza e ci ammise nel suo camerino. Ai tempi stava con Carreras”. Successivamente la cantante si affidò a lui per le cure estetiche prima delle nozze con Pippo Baudo: “Dovevano sposarsi e siccome lei sapeva che nel frattempo mi ero specializzato in odontoiatria, mi chiese di aiutarla ad avere un bellissimo sorriso. Per andarla a prendere nel mio piccolo studio a Castelli Calepio mi feci prestare una Lancia Prisma dal marito della mia infermiera. Bucai una ruota e per non fermarmi rovinai il cerchione”. Il rapporto divenne così stretto che Macrì fu invitato al tavolo degli sposi a Militello e mantenne legami affettuosi con entrambi anche dopo la loro separazione: “Pippo ho continuato a curarlo nel tempo, anche a casa sua a Roma. Ci sentivamo tutte le settimane, era diventato una figura paterna per me”.
Il successo economico fu travolgente. Nel suo libro Il Dottor Sorriso (Mondadori), Macrì racconta che nel suo primo studio milanese guadagnò 300 milioni di vecchie lire in appena dodici mesi: “Eravamo nel pieno degli Anni ‘80 e condividevo lo studio con una contessa della Milano bene, pure lei dentista, che mi sfidò: “Se in un anno non metti via 300 milioni non sei un bravo dentista””. Tra gli interventi celebri più recenti figura anche la risoluzione del noto “dente nero” del giornalista Giuseppe Cruciani: “Molti gli avevano proposto di limare il dente e mettergli una faccetta o una corona. Io, invece, ho inserito sulla superficie ceramiche organiche che hanno risolto il problema”.