Dal Fenomeno Ronaldo ai "fifoni" della tv - 2/5
Tra i pazienti che hanno lasciato il segno c’è senza dubbio Ronaldo, il Fenomeno. “Curare il Fenomeno è stata una delle emozioni più grandi della mia vita”, racconta Macrì ricordando il 1998. “In breve sotto lo studio arrivarono i fotografi. I tifosi erano impazziti, formavano una coda sterminata”. Quella volta il campione brasiliano riuscì letteralmente a bloccare il traffico in via Manzoni a Milano a causa della calca. Accanto a lui, il ricordo più fiero è legato a un’altra leggenda nerazzurra: “Ronaldo e Giacinto Facchetti sono i pazienti di cui sono più orgoglioso. Facchetti, poi, una volta mi allacciò i lacci delle scarpe prima di una partita benefica e disse scherzando: “Ora, però, devi fare gol”. E io segnai, felicissimo!”.
Non tutti i pazienti, però, affrontano il trapano con la stessa disinvoltura. Alla domanda su chi sia il più timoroso, l’odontoiatra non ha dubbi: “Piero Chiambretti supera tutti. All’inizio tremava. Da dieci anni è migliorato”. Decisamente più indisciplinato il cabarettista Paolo Rossi, definito dal medico un “ritardatario cronico” che arrivò a ribattezzare l’assistente dello studio “una nazista bergamasca” per via dei continui rimproveri sui suoi orari. Macrì confessa anche di aver fatto vere e proprie acrobazie logistiche di palinsesto per non far incrociare in sala d’attesa due opposti della politica e del sociale: “Una volta Gino Strada e Matteo Salvini ebbero mal di denti in contemporanea. In realtà fu una mia premura non farli incontrare: penso che nessuno dei due avrebbe battuto ciglio trovandosi lì”.