Il diniego dell'abuso di potere e il legame con Berlusconi - 4/5
L’intervista tocca inevitabilmente il nodo più spinoso della vicenda, ovvero il presunto utilizzo della propria posizione di potere editoriale e televisivo nei meccanismi di selezione del cast del Grande Fratello. Un’accusa che Signorini liquida con fermezza: “Non ho mai considerato il potere. L’ho sempre rifuggito. Altrimenti chissà dove sarei arrivato. Se potessi tornare indietro rifarei tutto. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi”. Nel ridimensionare il proprio ruolo nei passati equilibri televisivi, il giornalista sottolinea come l’addio alla direzione di Chi fosse slegato dall’indagine: “Una decisione era stata presa molti mesi prima, d’accordo con l’azienda. Dopo quarant’anni trascorsi a raccontare spettacolo, politica e costume ero semplicemente stanco. Mi sentivo fuori posto”. Prende inoltre le distanze da un ambiente di cui è stato vertice per decenni: “Con il quale non mi sono mai identificato, nemmeno quando lo facevo io. Il Grande fratello era il programma più virale, più commentato e più crocifisso del pianeta. Due volte alla settimana per sei mesi era pesante. Io avevo in cambio popolarità, soddisfazione e un successo che accarezzava il mio ego. Però non andavo a fare le vacanze coi colleghi. C’era distacco. Lo stesso col mondo del giornalismo. Ho fatto il direttore per 18 anni. Credo di essere stato il direttore meno legato ai circoli del potere“. Unica deroga a questa dichiarata distanza dalle stanze dei bottoni, lo storico e intimo legame con la famiglia Berlusconi: “Ho avuto un grande affetto per Silvio Berlusconi. Enorme. Perché se lo meritava. Ma non frequentavo Arcore. Berlusconi mi chiamava: Perché non sei mai alle mie cene?, mi chiedeva. Rispondevo: Non fa per me”.