La "bolla" e lo scudo economico - 2/5
L’ex conduttore, autosospesosi da Mediaset dopo la diffusione delle sue chat private a sfondo sessuale, descrive i mesi passati sulle colline del Veronese come un esercizio di pura sopravvivenza, rivendicando i fattori materiali e psicologici che gli hanno permesso di superare la tempesta: “Con mia grande soddisfazione. Soprattutto grazie al mio compagno, che aveva tutto il diritto di dirmi “arrivederci e grazie” e invece mi è rimasto accanto ogni giorno. Se non fossi stato una persona strutturata, se non avessi avuto il sostegno di pochissimi amici e il lavoro straordinario dei miei avvocati non ce l’avrei fatta”.
In questo quadro, Signorini non nasconde il peso dei propri mezzi finanziari nell’affrontare la vicenda giudiziaria, citando espressamente tra le sue ancore di salvezza “la mia coscienza, la fede, che arriva in soccorso quando la vita è più dura, e una garanzia economica che mi ha consentito di difendermi”. Un isolamento cercato e programmatico, utile a sottrarsi al giudizio pubblico immediato: “Ognuno si è fatto un’idea molto chiara e non sentivo il bisogno di spiegare nulla. Almeno per ora. Ho sentito l’immediato bisogno di staccare dalla televisione e dai giornali. Ho persino cambiato numero di telefono per evitare messaggi e telefonate. Avevo bisogno di impedire che qualcuno mi facesse sentire sporco per una cosa della quale non mi devo assolutamente vergognare. Ci sono ricevuto molto bene”. Solo una volta tornato a uscire di casa l’ex direttore ha dovuto fare i conti con la realtà, scoprendo una percezione diversa da quella temuta: “Sarei bugiardo se dicessi il contrario. Ma appena ho affrontato il mondo mi sono accorto che nessuno mi additava. Anzi, le persone si avvicinavano per esprimermi solidarietà. La paura era solo nella mia testa”.