L'effetto domino - 3/3
Se a bordo il peggio è stato evitato, a terra l’incidente ha scatenato il caos. L’impatto ha infatti seminato detriti e frammenti dell’aeromobile lungo tutta la pista 24L, costringendo l’autorità aeroportuale a disporne la chiusura immediata per avviare le operazioni di bonifica e messa in sicurezza. Con la pista principale fuori uso e la 24R temporaneamente bloccata dal velivolo appena atterrato, lo scalo maiorchino è rimasto paralizzato. La torre di controllo ha dovuto riorganizzare totalmente il traffico aereo: cinque voli in arrivo sono stati dirottati a Ibiza e uno a Minorca. Successivamente, per smaltire l’accumulo di traffico, gli atterraggi sono stati spostati sulla pista 24R, normalmente riservata in via esclusiva ai decolli.
A rendere la situazione ancora più critica è intervenuta una seconda emergenza. Proprio mentre l’aeroporto operava a capacità ridotta e in forte ritardo, un altro velivolo in attesa di atterrare ha comunicato alla torre una condizione di “Minimum fuel”. Il pilota ha segnalato di avere carburante sufficiente per completare l’atterraggio, ma non per prolungare ulteriormente l’attesa in volo. Pur non trattandosi di un’emergenza assoluta (che richiederebbe il codice “Mayday“), la situazione ha imposto ai controllori una gestione ancora più serrata e fulminea delle priorità. L’operatività dello scalo è tornata alla normalità solo dopo diverse ore, quando le squadre di terra hanno ultimato la rimozione dei detriti dalla pista 24L e il velivolo irlandese è stato rimosso dalla 24R, permettendo la progressiva ripresa dei regolari flussi estivi.